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Un problema in crescita

Tra i più piccoli è allarme allergie

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Pubblicato il: 30-03-2021

Colpiscono 4 bambini su 10. A favorirne la crescita l'intreccio fra fattori ambientali e predisposizione genetica.


Tra i più piccoli è allarme allergie © istock

Sanihelp.it - Si potrebbe definire una vera e propria epidemia. Le allergie infatti segnano numeri in costante crescita soprattutto tra i piccoli. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) che tra poco più di un mese si riuniranno in occasione del XXIII Congresso Nazionale (22-24 aprile).

«Nei bambini al di sotto dei 14 anni ci attestiamo ormai su percentuali che vanno dal 30 al 40%» conferma Gianluigi Marseglia, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia e Presidente SIAIP.«Questo significa che ci troviamo di fronte a un gran numero di malattie in quanto le patologie allergiche hanno un’espressività clinica molto variegata».

«Nel bambino, ad esempio, i sintomi interessano principalmente la pelle: la prima manifestazione di un’alterata risposta del sistema immunitario nei confronti di sostanze estranee infatti è la dermatite atopica, una malattia che si esprime particolarmente nei primi anni di vita» commenta il professor Marseglia.

«Col passare degli anni invece si rendono più evidenti altre manifestazioni, soprattutto a carico dell'apparato respiratorio, come la rinite allergica e l’asma» spiega l’esperto.
Una condizione, l’allergia, che si mantiene poi per tutta la vita con diverse manifestazioni cliniche, anche se non è possibile prevederne l'espressività clinica, cioè la gravità dei sintomi che la patologia potrà determinare.

Le ragioni di questa epidemia sono legate a diversi fattori. «Il primo è rappresentato dalla predisposizione genetica che però, per definizione, è modulata dall'ambiente» spiega l’esperto. «Se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l'allergia è scarso il rischio che queste sostanze incidano sulla genetica è molto basso».

Se viceversa il contatto con sostanze che favoriscono lo sviluppo di allergie è elevato, il rischio aumenta. «Quando parliamo di queste sostanze estranee non ci riferiamo esclusivamente agli allergeni, ma anche a situazioni che in modo indiretto modulano la predisposizione genetica, come per esempio l’inquinamento ambientale» continua l’esperto.

Il rapporto fra genetica e ambiente è molto importante e spiega perché l’epidemia di malattie allergiche non ha il medesimo impatto nelle varie parti del mondo: se nei Paesi occidentali si registra il 50% di allergici sotto i 14 anni, in altre aree, per esempio in Africa, le percentuali sono molto più basse.

Un esempio dell’importanza della interazione fra ambiente e genetica sullo sviluppo delle allergie è rappresentato da ciò che si è verificato in Germania in seguito alla caduta del muro di Berlino che aveva separato in due una popolazione con la stessa genetica, esponendo coloro che vivevano nella parte occidentale alle modificazioni ambientali dei paesi sviluppati in termini di stile di vita, di modalità di riscaldamento e così via. 

«Come conseguenza la percentuale di allergici nella Germania occidentale era altissima, mentre era molto più bassa nella Germania dell'est» commenta l’esperto. «Con la caduta del muro i tedeschi dell’est si sono occidentalizzati e in pochissimo tempo la percentuale di allergici si è equiparata a quelli dell'ovest».

«Grazie alla ricerca di base stiamo cercando di capire come l'ambiente riesca a modulare la genetica» prosegue il professor Marseglia. «La comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle manifestazioni allergiche sta consentendo di sviluppare farmaci intelligenti che vanno a centrare con precisione il meccanismo che innesca la reazione allergica».

Si tratta di un intervento che rientra nella medicina di precisione. «Oggi per esempio» continua l’esperto «disponiamo di anticorpi monoclonali intelligenti con cui siamo in grado di curare anche nei bambini le malattie allergiche gravissime come per esempio le forme gravi di asma o di dermatite atopica».

Una seconda linea di ricerca mira a individuare i fattori che possono permetterci di identificare precocemente i soggetti a potenziale rischio di sviluppare forme severe, nei quali possiamo instaurare una prevenzione ambientale, alimentare o farmacologica per evitare che questi individui possano andare incontro a forme persistenti più gravi.

Un contributo a una più completa gestione dei piccoli pazienti allergici viene anche dalla tecnologia. Un ruolo importante è per esempio giocato dalla telemedicina. «Stiamo allestendo dei sistemi di telemedicina per la gestione telematica a distanza dei bambini allergici con diversi vantaggi» prosegue Marseglia .

«Un primo beneficio è sul piano economico perché, non dovendosi spostare, i genitori non sono costretti a perdere giorni di lavoro per portare i bambini a fare le visite; i controlli a distanza consentono inoltre un monitoraggio strettissimo» conclude l'esperto. Uno straordinario successo frutto dell'evoluzione tecnologica che, ai tempi del Covid, trova una ricaduta ancor più importante.



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