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La pandemia ci ha fatto ingrassare

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Pubblicato il: 06-04-2021


La pandemia ci ha fatto ingrassare © iStock

Sanihelp.it - A più di un anno dall’inizio della pandemia siamo ancora chiusi in casa: ci sono spiragli di speranza, ma anche tante e nuove incertezze.

Quello che appare certo, invece, è che il cambio nelle abitudini alimentari e l’inattività dettata dalle molte restrizioni, ha determinato un aumento di peso in molte persone.  

Top Doctors®, azienda specializzata in servizi tecnologici per la sanità privata, ha provato a capire quale sia stato l’effetto di quest’anno di pandemia sulla popolazione italiana, dal punto di vista fisico e mentale.

Ecco perché  attraverso la propria community,ha condotto fra il 1° e il 15 marzo 2021 un sondaggio statistico per evidenziare i principali disagi emersi in questi mesi così difficili.

Per quel che riguarda l’alimentazione è bene sottolineare come  ii tempi del primo lockdown, mentre nei supermercati del resto del mondo spariva la carta igienica, in Italia andava a ruba il lievito: per buona parte degli italiani il confinamento è stata un’occasione per cimentarsi ai fornelli e, in generale, complice anche la chiusura di ristoranti e bar, per rivedere le proprie abitudini alimentari.

Il 22% degli intervistati ha dichiarato  infatti che, nell’ultimo anno, con più tempo per cucinare e senza pause pranzo fuori e aperitivi con gli amici, è riuscito a seguire un regime più salutare.

Un 19% degli interpellati, però, ha rivelato di cucinare e mangiare più frequentemente comfort food gustosi e ipercalorici, il 17% ha ammesso di abbuffarsi più spesso fuori pasto per ingannare stress e noia e il 13% di ricorrere di frequente all’home delivery.

Per colpa delle nuove abitudini alimentari o per lo stile di vita forzatamente sedentario, quasi 4 persone su 10 (39% del campione) hanno dichiarato di essere ingrassate di qualche chilo nell’ultimo anno.

A questi, si aggiunge un ulteriore 27% che, pur non avendo preso peso, non si sente al meglio della propria forma fisica, anche per i limiti posti all’allenamento, tra palestre chiuse e corsi sospesi.

«Negli studi dei medici di famiglia così come in quelli specialistici è impossibile non notare negli ultimi mesi un cambiamento significativo nei parametri di valutazione dello stato nutrizionale: questa emergenza è attribuibile alle particolari condizioni di vita cui siamo costretti a vivere da ormai 13 mesi» commenta il Dott. Giancarlo Sandri, Dietologo di Top Doctors®.

«È aumentata l’incidenza, testimoniata dagli psichiatri, dei disturbi del tipo ansia/depressione che spesso trovano nell’assunzione di cibo e bevande zuccherate un modello di autoterapia. Il confinamento forzato a casa porta poi le persone a cimentarsi nell’arte del cucinare, condivisa sui vari social media. Un’alimentazione troppo calorica provoca sovrappeso e obesità e si sperimenta una obiettiva difficoltà di ottenere una valutazione ed un trattamento medico adeguato a causa della sostanziale inaccessibilità degli ambulatori di dietetica e nutrizione clinica. Complice in tale situazione è la forte riduzione della spesa energetica per la chiusura delle palestre e delle piscine. Un invito pressante va fatto quindi affinché nel limite del possibile le persone svolgano anche un minimo di attività fisica, meglio all’aperto, anche limitata a 150 minuti a settimana raggiunti magari gradualmente anche solo camminando. Ricordiamoci che il sovrappeso e l’obesità sono forti fattori di rischio per malattie del cuore e tumori».



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