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Covid 19 e istituzioni

Dal Congresso SIAIP, il bilancio di un anno di pandemia.

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Pubblicato il: 27-04-2021


Dal Congresso SIAIP, il bilancio di un anno di pandemia. © istock

Sanihelp.it - La pandemia? Una lezione per molti, per le istituzioni internazionali, per i politici, per i clinici e per i cittadini. Con alcuni promossi e molti rimandati, in particolare in Europa. A fare un bilancio dell’anno segnato dal Covid è Walter Ricciardi in occasione del suo intervento al congresso della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica organizzato e presieduto dal professor Gian Luigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica dell’Università di Pavia- Policlinico San Matteo.  

 «Le istituzioni internazionali, in primo luogo l’OMS e la commissione Europea, hanno sicuramente imparato a essere più rapide, più trasparenti e meno burocratiche» sottolinea Ricciardi. «La lezione del Covid ha stimolato a cercare di capire come muoversi e oggi sono sicuramente molto più agili e molto più decisionali rispetto a prima della pandemia». 

Non tutti i politici sembrano invece aver appreso gli insegnamenti di questa drammatica esperienza.  «Ai politici orientali e a quelli australiani e neo zelandesi vanno voti altissimi perché sono stati coraggiosi: hanno saputo fare delle scelte difficili che però hanno pagato e oggi la vita in questi Paesi, sia quella sanitaria sia quella pubblica, è normale» spiega l’esperto. Fra gli insegnamenti appresi nel corso di quest’anno c’è sicuramente quello della strategia da seguire per tornare alla normalità. 

«L’unica destinata ad avere successo è quella di accoppiare alla vaccinazione una strategia per la riduzione della mobilità, nel senso che si devono creare delle zone geografiche all'interno delle quali si ritorna alla normalità: è la cosiddetta no Covid strategy» continua Ricciardi «che però è molto difficile da adottare perché per realizzarla occorre una grande unità nazionale e una grande armonia che in questo momento non ci sono nella stragrande maggioranza dei Paesi europei».

«Questo significa che purtroppo in Europa siamo destinati a convivere molto a lungo con questo virus che diventerà endemico» continua Ricciardi. «Questo ci condannerà a una sorta di precariato perenne sia dal punto di vista sanitario, soprattutto per le fasce più vulnerabili, sia sociale».

«Tenendo in considerazione anche il fatto che questo coronavirus non conferisce una immunità permanente, rischiamo di vivere in uno stato di perenne allarme, di perenne lotta» conclude l’esperto. La strada da seguire è quella tracciata da Paesi come Australia e Nuova Zelanda che hanno deciso di diventare nazioni no Covid.

«Hanno promosso un grande coinvolgimento della popolazione, hanno spiegato la strategia che intendevano adottare dopo di che hanno fatto un grande lockdown per un periodo di tempo limitato» continua l’esperto. «Una volta azzerato il virus hanno riaperto gradualmente, ma ponendo estrema attenzione a identificare precocemente tutti i casi in maniera tale da poterli isolare, anche bloccando i confini».

«Grazie a questo approccio» continua Ricciardi «sono stati in grado di tornare alla normalità anche prima della vaccinazione, un risultato che in Italia si è sfiorato lo scorso luglio-agosto: se avessimo tracciato e adottato allora una strategia no covid forse saremmo anche noi in questa situazione, anche se chiaramente in Europa è tutto molto più difficile data la libera circolazione di uomini e cose» conclude Ricciardi

Da noi invece la riapertura delle scuole, nelle attuali condizioni, rischia di avere conseguenze pesanti. «Non è un rischio è una certezza: nel momento in cui si riaprono le scuole, senza avere fatto interventi sulla logistica e sui trasporti, la variante britannica» conclude l’esperto «che è più contagiosa e anche un po' più letale, si diffonde soprattutto a partire dalle scuole che diventano un focolaio di infezione. Quel che accade è che i bambini si infettano fra di loro e tornando a casa vanno a infettare genitori e nonni».



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