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Emergenza scolastica

Con la pandemia la scuola ha diviso e continua a dividere

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Pubblicato il: 04-05-2021

La mancanza di mezzi ha portato a una netta divisione dell'Italia durante la pandemia con grandi ripercussioni sull'apprendimento e l'educazione.


Con la pandemia la scuola ha diviso e continua a dividere © istock

Sanihelp.it - La Dad non ha fatto bene a nessuno. Ma ha fatto male a chi non ha avuto materialmente i mezzi per seguirla, vuoi che si tratti di un computer, di un collegamento veloce o semplicemente di un posto dove stare tranquilli a seguire le lezioni.

Secondo i dati della Svimez (l’associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno) al Sud si raccoglie il 34% dei ragazzi con famiglie prive di dispositivi informatici e coi titoli di studio più bassi.

Il rischio che questo comporta è che un terzo dei ragazzi italiani rimanga escluso dal percorso formativo a distanza con conseguenze immediate, ma anche future, in tempi brevi sulla dispersione scolastica, in tempi più lunghi sull’occupazione.

Ma anche andando oltre la DAD e ragionando sui giorni di presenza si nota un grande divario tra il Nord e il Sud d’Italia.Save the Children ha condotto uno studio sui giorni in presenza nelle scuole di otto città, Milano, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Torino, Palermo e Firenze.

I dati emersi testimoniano che bambini e ragazzi delle città del Sud non hanno frequentato in classe neanche la metà del tempo rispetto ai coetanei di Roma, Firenze o Milano.

Nel corrente anno scolastico, da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell’infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti, contro i loro coetanei di Milano che sono stati in aula tutti i 112 giorni in calendario.

Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97 mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti. Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106.

Dati che preoccupano e che devono far riflettere per introdurre al più presto misure che possano colmare lacune e carenze. Sempre secondo Save The Children si stima che, in assenza di interventi, ci sarà una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola e di un aumento del 25% della quota di bambini e bambine della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze.

Queste perdite saranno maggiori per gli studenti che provengono da famiglie meno istruite, un’ulteriore conferma di come la pandemia abbia allargato il divario sociale.

È necessario quindi che anche in Italia sia disponibile un quadro chiaro della situazione al fine di poter intervenire al più presto per raggiungere gli studenti più in difficoltà, con un piano individualizzato per il supporto alla didattica a distanza e in presenza e il recupero degli apprendimenti.

Anche ragionando a livello globale non va dimenticato che nel mondo, oltre alla perdita di apprendimento, non andare a scuola significa essere esposti a un rischio maggiore di lavoro minorile, matrimoni precoci e altre forme di abuso e il rischio di essere intrappolati in un ciclo di povertà è nettamente maggiore. 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Save The Children

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