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Disagio nutrizionale e relazionale dei giovani con Crohn

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Pubblicato il: 18-05-2021

In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche dell'Intestino (MICI) uno studio rivela il disagio vissuto dai ragazzi con la malattia


Disagio nutrizionale e relazionale dei giovani con Crohn © iStock

Sanihelp.it - In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino del 19 maggio l’indagine condotta dal centro EngageMinds HUB dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, per la campagna sociale Crohnviviamo - Storie di giovani che la malattia di Crohn non può fermare, promossa da Nestlé Health Science - con il supporto di Modulen, alimento a fini medici speciali per chi ha la Malattia di Crohn - in collaborazione con l’associazione A.M.I.C.I. Onlus ha evidenziato le maggiori difficoltà avvertite dai ragazzi con la malattia.

Il morbo di Crohn solo in Italia colpisce circa 150.000 mila persone, di cui un 25% con diagnosi prima dei 20 anni: la malattia alimenta il disagio nutrizionale di chi ne è affetto.

A lamentare una vita sociale limitata (71%) e a sentirsi emarginati dai propri coetanei (41%) soprattutto i pazienti in età pediatrica e durante l'adolescenza. Quest’indagine, di tipo cross-sezionale, osservativa, basata su su tre survey online (CAWI) condotto su pazienti, genitori e medici gastroenterologi per un totale di 1.104 risposte ritenute valide, ha messo in luce il forte impatto dell'alimentazione sulla loro qualità di vita (67%) e sulla loro quotidianità (59%).

Dal sondaggio è emerso che le persone coinvolte percecepiscono fra i cibi maggiormente responsabili dei sintomi negativi della MICI i cibi piccanti o speziati (76%), le bevande alcoliche (65%), i cibi fritti (64%), i cibi pronti e fast food (64%)e le bevande analcoliche gassate (60%).

Gli alimenti che vengono ritenuti meno problematici per l’insorgenza dei sintomi sono: il (15%), i biscotti e altri prodotti da forno dolci (12%), i formaggi stagionati (11%), le bevande vegetali alternative (9%) e la carne bianca (3%).

Gli interpellati hanno anche confessato che i cibi sui quali si sgarra più frequentemente sono i biscotti e i prodotti da forno dolci, la cioccolata ed il caffè. 

Più del 50% delle persone che hanno indicato tali alimenti come problematici, riportano però di aver sgarrato e quindi di averli consumati nell’ultima settimana.

Contrariamente, gli alimenti sui quali i pazienti sembrano sgarrare meno sono le bevande vegetali, i succhi di frutta, i cibi del fast food e quelli piccanti e infatti hanno ammesso  di aver consumato questi cibi in meno del 20% dei casi.

I ragazzi con Malattia di Crohn sentono la mancanza di poter mangiare e bere come chiunque altro. Il 46% si sente protagonista di situazioni spiacevoli nel condividere i pasti con i  pari e più della metà dei partecipanti ritiene che la gestione dei pasti in famiglia sia causa di stress.

Al disagio nutrizionale va a sommarsi il fattore della vergogna e dell’emarginazione, che il 41% degli intervistati dichiara di percepire a causa della malattia, sentimento confermato anche dal 36% dei genitori.

I numeri dimostrano un impatto psicologico e sociale forte della Malattia, che va aumentando dopo gli esordi e la diagnosi, che si attesta intorno ai 17 anni: la stessa età di Diego Costi, giovane con la Malattia di Crohn impegnato attivamente nella campagna CrohnViviamo e Alfiere della Repubblica Italiana per il suo impegno nel campo nutrizione, a fianco di chi, come lui, ha la patologia. 6 persone su 10 dichiarano che l’attenzione all’aspetto nutrizionale è aumentata rispetto all’esordio della malattia, aspetto confermato anche da 4 genitori su 10.

«Nel considerare gli aspetti terapeutici per il paziente con Malattia di Crohn non si può non considerare la nutrizione, fondamentale per tenere sotto controllo la patologia infiammatoria ed evitare riacutizzazioni della stessa - ha commentato la Prof.ssa Antonella Diamanti, Responsabile UOS Riabilitazione Nutrizionale – Ospedale pediatrico Bambin Gesù – Vista l’importanza della nutrizione, è necessario che si instauri una comunicazione continuativa ed efficace tra gastroenterologo, nutrizionista e paziente per, e garantire alle persone con MICI l’accesso a informazioni puntuali e corrette, soprattutto per i pazienti in giovane età».



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