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Come gestire il rapporto covid-vitamina D?

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Pubblicato il: 08-06-2021

Come gestire il rapporto covid-vitamina D? © iStock

Sanihelp.it - Una correlazione tra deficit di VitD e gravità delle infezioni da SARS-CoV-2 viene segnalata soprattutto negli anziani, affetti spesso da più patologie croniche che possono influire sulla gravità dell’infezione.

Da quando è scoppiata la pandemia, sono stati pubblicati molti studi sui legami tra VitD e Covid-19, fra questi studi sono state valutate anche casistiche che variano molto per numero di soggetti studiati, per livelli di VitD ed esiti.

L’associazione causa-effetto tra status vitaminico D, rischio di infezione da SARS-CoV-2 e gravità del Covid-19 non è stata ancora definitivamente stabilita; tuttavia essendo la carenza di vitamina D anche legata a comorbidità metaboliche ed età avanzata  appare plausibile che possa giuocare un ruolo significativo nella spiegazione dell’elevato numero di decessi da Covid-19.

A sottolineare con forza quest’ultimo concetto il prof. Andrea Giustina Presidente G.I.O.S.E.G e Direttore dell’Istituto di Scienze Endocrine e Metaboliche dell’Università Vita-Salute San Raffaele e IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

«Numerosi studi clinici hanno rivelato associazioni tra deficit di VitD e accresciuto rischio infettivo, soprattutto del tratto respiratorio superiore. Per questi motivi si osserva una crescente attenzione alla possibile correlazione tra i livelli di VitD e le infezioni da SARS-CoV-2 e, quindi, alla possibile utilità della supplementazione di VitD per la prevenzione e la terapia del Covid-19 specialmente nella popolazione anziana che è stata maggiormente colpita dal virus e dalle sue conseguenze. Non a caso l’incidenza e la prevalenza del deficit di VitD sono particolarmente rilevanti nella popolazione anziana e ancor più negli anziani istituzionalizzati in comunità, quali le RSA, e negli over 80, un gruppo particolarmente vulnerabile e in diversi paesi europei in questi sottogruppi i decessi per Covid-19 rappresentano dal 30 al 60% del totale dei morti per Covid-19» chiarisce il professor Giustina.

Il panel di esperti del G.I.O.S.E.G. ritiene che il ruolo principale della VitD sia quello di garantire alla popolazione ad alto rischio di ipovitaminosi D e di malattia respiratoria in corso di Covid-19, un livello adeguato di VitD, in considerazione del beneficio delle azioni protettive sull’osso e immunomodulatorie di questo ormone. Per questo gli esperti raccomandano:

- Che tutti i pazienti ai quali sia già stata diagnosticata una condizione di ipovitaminosi D o abbiano in atto trattamenti farmacologici che richiedono supplementi di VitD (quali farmaci anti-osteoporotici, steroidei, farmaci anti-epilettici), continuino o inizino ad assumere VitD;
Che gli over 80 assumano (inizino o continuino) supplementi di VitD a prescindere dal loro livello circolante di VitD;
- Raccomanda che i soggetti over 65 di entrambi i sessi con comorbidità, come diabete o obesità che predispongono all’ipovitaminosi D e al Covid-19 grave, vengano attentamente valutati per il loro profilo di ipovitaminosi D con dosaggio della 25OHD; a tutti coloro che presentano livelli di VitD inferiori a 20 ng/ml dovrebbero venire somministrati supplementi di VitD;
- Suggerisce di prescrivere preferibilmente come supplemento di VitD le forme pre-attive per la loro documentata efficacia e sicurezza nella popolazione generale. Si consiglia di usare la VitD in forme attive solo per i pazienti con insufficienza epatica o insufficienza renale;
- Raccomanda che la posologia non superi quella indicata dalle attuali linee guide e note AIFA per il trattamento della ipovitaminosi D, tali raccomandazioni potrebbero non valere per gli obesi che richiedono supplementi maggiori di VitD pre-attiva o attiva per raggiungere un adeguato livello circolante;
- Raccomanda che la somministrazione di VitD continui durante tutto il periodo della pandemia. Per gli over 80 in trattamento potrebbe essere utile, ma non indispensabile, verificare i livelli di VitD circolanti per una eventualmente correzione posologica, mentre la verifica di tali livelli durante il trattamento in soggetti più giovani è particolarmente raccomandata;
- Che ad oggi non si disponga di sufficienti evidenze per modificare i protocolli sanitari di terapia ospedaliera del Covid-19 con l’indicazione della somministrazione di VitD ai pazienti ricoverati.;
lo sforzo mondiale, senza precedenti, di vaccinare tutta la popolazione a rischio Covid-19, offrirebbe, secondo il punto di vista del Panel, un’occasione unica di portare all’attenzione medica tutti i soggetti ai quali servirebbe il supplemento di VitD. Questo approccio potrebbe essere utile per affrontare la doppia questione pandemica, quella Covid-19 e quella della deficienza di VitD, somministrando insieme VitD e vaccino anti-Covid-19.



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