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L'arte di volersi bene

Nel segno della skin positivity

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Pubblicato il: 17-06-2021

Nel segno della skin positivity © istock

Sanihelp.it -Brufoli, smagliature e cellulite. Se una volta erano solo da camuffare, con abilità, oggi appaiono orgogliosamente nei selfie. Ad accumunare questi scatti  l’hashtag #skinpositvity, il movimento che fa dell’accettazione incondizionata per la propria pelle il suo manifesto.

Ma anche nella realtà è così facile accettarsi e mostrarsi per come si è? La risposta parrebbe essere un sì dall’ultimo sondaggio condotto da Treatwell, leader in Europa nella prenotazione online di servizi beauty e wellness, che ha voluto fare il punto sulla percezione della bellezza, prima e dopo la pandemia.

L’85% di chi ha risposto al sondaggio dichiara infatti di avere costantemente delle imperfezioni, ma solo 1 su 5 lo reputa davvero un problema. Sempre dai dati della ricerca emerge che il 72% degli intervistati considera estremamente importante curare la propria pelle, contro il 2% che invece si dichiara totalmente indifferente a questa pratica non solo di salute ma anche di benessere.

In cima alla lista dei motivi che spingono ad investire tempo e denaro in skincare ci sono la volontà di mantenere la propria pelle in salute, per il 40% degli intervistati, e di sentirsi bene con se stessi per il 38%, mentre non ha praticamente alcun peso il desiderio di risultare attraenti per le altre persone visto che solo il 4% pensa che sia importante.

Tutte evidenze che aderiscono alla filosofia della skin positivity: non è un caso infatti che quasi 4 intervistati su 5 sostengano di essere a conoscenza di questo movimento mondiale di accettazione del proprio corpo, così come è.

La prima fonte d’informazione, ma anche ispirazione, intorno al movimento pro-inclusività, è l’universo dei social: il 65% dichiara di seguire profili che parlano di questo tema che possono essere sia gli influencer che i canali ufficiali dei brand beauty.

Ma quanto le community online che incoraggiano a mostrarsi senza filtri stanno davvero rompendo gli schemi di un mondo virtuale perfetto in cui tutti hanno la pelle di porcellana? A giudicare dalle risposte degli intervistati sembra che questa ondata di attivismo qualcosa stia smuovendo: solo il 25% dei partecipanti al sondaggio ritiene infatti che i filtri siano necessari per nascondere le proprie imperfezioni e meno del 15% dichiara di utilizzarli con questa finalità.

C’è quindi una minor propensione al fotoritocco e in generale più tempo libero per la cura di sé tra i risvolti dalla pandemia che ha reso la skincare un’abitudine a volersi bene per quasi 1 italiano su 2, il 43%.

Interrogati su come il rapporto con la propria pelle sia cambiato durante questo anno trascorso prevalentemente tra le mura di casa, il 43% dichiara di essere ora più consapevole delle proprie imperfezioni e il 36% ammette che schermi e lavoro da remoto abbiano aiutato a superare le insicurezze legate all’aspetto della propria pelle.

Nonostante nell’ultimo anno sia cresciuto il numero delle persone che si sono accostate ad una skincare prevalentemente casalinga, segnando un +15%, gli italiani non rinunciano a regalarsi una coccola nei centri di bellezza. Tra gli appuntamenti viso preferiti ci sono quello idratante, seguito dalla classica pulizia del viso e dal trattamento specifico per l’acne.


 



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