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Salute e animali

Piometra nel cane: come riconoscerla

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Pubblicato il: 29-06-2021

È una patologia relativamente frequente nelle cagne, ma si può verificare anche nelle gatte


Piometra nel cane: come riconoscerla © iStock

Sanihelp.it - La piometra è un’infezione che può avere andamento acuto o cronico, caratterizzata da un accumulo di pus nell’utero e da ispessimento della parete uterina. Vengono colpite più frequentemente le cagne delle gatte, per la maggior parte anziane non sterilizzate.

La piometra può essere a cervice aperta o chiusa. Nella prima sono presenti secrezioni vulvari purulente, a volte con sangue, e frequentemente il cane si lecca per pulirsi.

Nella piometra a cervice chiusa non si osservano perdite, in quanto il pus si accumula all’interno della cavità uterina. In questo caso la diagnosi può essere più difficile e ritardata. Sarebbe bene pertanto appuntarsi le date e le durate dei calori della nostra cagna, in modo da notare eventuali problemi e intervenire per tempo.

Il cane affetto da piometra si mostra abbattuto, ha molta sete e scarso appetito, è disidratato e presenta iper o ipotermia, nei casi più gravi si ha aumento di volume dell’addome e shock settico.

batteri più frequentemente isolati sono Escherichia coli, Stafilococchi, Streptococchi e Proteus, che possono essere presenti nell’utero senza dare alcun fastidio, in quanto in equilibrio. Se però insorge un problema che provoca un abbassamento delle difese immunitarie e viene a turbare questo equilibrio, una di queste specie può prendere il sopravvento e causare la patologia.

La diagnosi viene fatta valutando il quadro clinico e con l’ecografia, con esami del sangue e delle urine.

La terapia di elezione è chirurgica, l’ovarioisterectomia, cioè l’asportazione delle ovaie e dell’utero.

Nelle cagne giovani o destinate alla riproduzione si può instaurare anche una terapia medica, con antibiotici a largo spettro e fluidoterapia per correggere la disidratazione (usati anche nel caso di intervento chirurgico). Fino a pochi anni fa venivano somministrate prostaglandine naturali a dosaggio elevato, che davano però diversi effetti collaterali. Una valida alternativa oggi è costituita dall’aglepristone (il cui impiego è al momento registrato solo per l’induzione dell’aborto nella cagna).



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