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Punto nel vivo

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Pubblicato il: 29-07-2021

Sanihelp.it - L’estate è anche la stagione delle punture di insetti, vespe o calabroni.

In Italia, stime alla mano sono oltre 5 milioni le persone che ogni anno vengono punte da un’ape, una  vespa o un calabrone.

A seconda dell’ambiente di vita e del tipo di attività si calcola che il 56-94%  della popolazione adulta sia stata punta da un imenottero almeno una volta nel corso della vita.

Le  reazioni locali estese, generalmente campanello di allarme per allergia, sono le reazioni allergiche più  lievi, caratterizzate da un gonfiore intenso ed esteso, con un pomfo di almeno 8-10 cm di diametro e  con una durata superiore alle 24 ore.

Le reazioni allergiche sistemiche possono interessare vari  apparati, come l’apparato cutaneo-mucoso (es. pomfi di orticaria diffusi a tutto il corpo, gonfiore  delle labbra, delle palpebre), l’apparato respiratorio (es. difficoltà di respiro, broncospasmo) fino allo  shock anafilattico con perdita di coscienza.

Per non farsi trovare impreparati alle eventuali evenienze che le punture comportano anche quest’anno è da poco ripartita la campagna di informazione Punto nel vivo, patrocinata da FederAsma e  Allergie Onlus-Federazione Italiana Pazienti. Quest’anno le preoccupazioni delle persone allergiche  al veleno di imenotteri sono rivolte soprattutto ai vaccini anti-Covid. Per questo motivo gli esperti  hanno scritto il Puntuario, un e-book, dove sono disponibili le risposte ai dubbi più ricorrenti  sulle punture di api, vespe e calabroni.

L’ebook è scaricabile gratuitamente dal sito  www.puntonelvivo.it e su www.facebook.com/puntonelvivo/.

 «I soggetti con  allergia al veleno di imenotteri possono ricevere il vaccino anti-Covid - tranquillizza la Prof.ssa  Maria Beatrice Bilò allergologa e referente della campagna ‘Punto nel Vivo’ -perché le reazioni  allergiche, anche gravi, da punture di imenotteri non costituiscono una controindicazione al vaccino.  Tuttavia, è importante sottoporre ai pazienti un questionario allergologico che aiuti il clinico a  stratificare il rischio di reazione. Da un punto di vista concreto, nel caso in cui il soggetto abbia  presentato una reazione allergica da puntura di imenotteri, diversa dall’anafilassi, il rischio di  sviluppare una reazione allergica al vaccino anti-Covid è paragonabile a quello della popolazione  generale, pertanto non è necessario attuare alcuna particolare procedura ed è sufficiente tenere il  soggetto in osservazione per 15 minuti dopo la vaccinazione». 

Anche una precedente anafilassi da puntura di imenotteri non costituisce una controindicazione  alla somministrazione del vaccino anti-Covid. La vaccinazione può essere eseguita come da  procedura standard (in ambiente vaccinale normale), ma con osservazione prolungata di 60 minuti.

«Dal momento che esiste un’associazione preferenziale tra reazioni anafilattiche gravi da allergia al  veleno di imenotteri e mastocitosi sistemica indolente - continua la professoressa Bilò - è importante, nei soggetti che abbiano manifestato una reazione anafilattica severa, escludere una possibile di malattia clonale dei mastociti. In presenza di entrambe le patologie, oltre alla osservazione  prolungata, è opportuno eseguire una premedicazione con anstistaminico e suggerire al paziente di  portare con sé l’adrenalina autoiniettabile». 

L’unica reale terapia »salva-vita» per le persone allergiche al veleno di imenotteri è  l’immunoterapia specifica. L’immunoterapia specifica per via iniettiva al momento attuale  rappresenta l’unico presidio terapeutico in grado di prevenire efficacemente le reazioni allergiche  sistemiche in caso di nuova puntura, con una efficacia protettiva superiore al 90% (per il veleno di  Vespidi addirittura intorno al 95%).

Se eseguita per un minimo di 5 anni consecutivi, mantiene la sua  efficacia anche per molti anni dopo la sua interruzione.

La sua importanza è tale che le Linee Guida  sia Europee che Internazionali hanno confermato la necessità di proseguirla anche durante la  pandemia da COVID-19. 

I pazienti in immunoterapia specifica per veleni possono fare il vaccino anti-Covid.

L’immunoterapia specifica per veleni (VIT) non è una controindicazione alla somministrazione del  vaccino anti-Covid.

Se il paziente sta effettuando la VIT questo può essere vaccinato con l’avvertenza  di somministrare la vaccinazione a distanza di 48-72 h dalla VIT, in modo da poter distinguere con  chiarezza eventuali effetti collaterali (peraltro molto rari) attribuibili alla vaccinazione o alla VIT. 

L’immunoterapia specifica per veleni di vespula e di ape è stata recentemente riclassificata da  AIFA in fascia H garantendone quindi la distribuzione ospedaliera in regime di rimborso a carico  del SSN, e ponendo quindi fine alla incresciosa situazione che vedeva questa terapia fornita  gratuitamente solo in alcune regioni italiane.

«Nel corso di quest'anno, per la prima volta è stata  riconosciuta da AIFA la disponibilità senza spese per il paziente di due farmaci ad uso ospedaliero  per l'allergia ad ape e vespa» sottolinea la prof.ssa Bilò.

«Dopo decenni nei quali le Regioni si sono  mosse in ordine sparso, la cura dei pazienti con questo problema è stata presa in carico dal Servizio  Sanitario Nazionale. La sicurezza e l'efficacia (potenzialmente salva-vita) di questi farmaci sono state  valutate per mezzo di studi che ne hanno consentito la registrazione a livello europeo oltreché  nazionale, indicando la via per tutti i prodotti che ambiscono a questo tipo di indicazione» conclude la specialista. 



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