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Urologia

Verdone testimonial contro il tumore prostatico

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Pubblicato il: 10-08-2021

L'attore partecipa alla campagna per sensibilizzare gli uomini a non trascurare la salute prostatica nonostante la pandemia. Per colpa del covid gli interventi chirurgici alla prostata si sono ridotti del 30%.


Verdone testimonial contro il tumore prostatico © iStock

Sanihelp.itIl tumore alla prostata - dopo il melanoma la più frequente neoplasia negli over 50, che rappresenta il 20% di tutti i tumori maschili - registra ogni anno in Italia 37 mila nuove diagnosi, metà delle quali perse nel 2020 a causa del Covid. «Tutto il Paese fatica a riorganizzare i reparti e a gestire le liste d’attesa – spiega Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia dell’Università Federico II di Napoli e Presidente di Fondazione PRO – ma c’è anche, ancora, la paura del contagio da parte di molti pazienti, spesso anziani e affetti da altre patologie. Si stima una riduzione di circa il 30% delle visite, un calo davvero preoccupante. Questi gli effetti dell’onda d’urto dell’epidemia sulla prevenzione del cancro della prostata e sulle terapie di chi, spaventato dalla paura del virus, spesso trascura il rispetto di cure e follow-up».

 Attualmente sono circa 564 mila gli Italiani che convivono con questa diagnosi ed è proprio a loro che si rivolge la seconda fase della campagna Per il cancro non c’è lockdown voluta dalla Fondazione PRO. Tra le proposte del progetto, alcuni approfondimenti ospitati sulla web tv della fondazione, un booklet destinato ai pazienti, stampato e distribuito in 10 centri di eccellenza urologica e, dopo l’enorme successo dello spot  promosso insieme a Massimiliano Allegri, un’altra clip che vede testimonial d’eccezione Carlo Verdone: «Molti non vanno dall’urologo perché hanno paura, ma dal medico ci si deve andare quando si è ancora sani, non quando uno ha qualche magagna perché quando uno ha qualche magagna si arriva un po’ troppo tardi» ricorda il regista nel breve video, invitando i pazienti a non trascurare visite e cure neppure in questo periodo, poiché gli ospedali hanno percorsi Covid-free.

«Queste campagne di awareness nei confronti di pazienti e caregiver sono benedette» spiega il professor Giuseppe Procopio, Responsabile Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Con le vaccinazioni contro il Covid-19, speravamo in una ripresa di maggiore efficacia. E invece le migrazioni sanitarie dal Sud al Nord si sono fermate, i nostri pazienti anziani che vivono nel Mezzogiorno ancora temono spostamenti e contagi. Ma un ritardo di 3-6 mesi nelle terapie può essere fatale a molti di loro».

«Ruolo chiave in una situazione come l’attuale, ma anche in un futuro di lenta ripresa in una nuova normalità, lo hanno le terapie a lungo termine, trimestrali e semestrali. Grazie a una diagnosi precoce ma anche a una buona aderenza alle terapie, le persone colpite, vive a 5 anni dal verdetto, sono oltre il 90%. Un dato notevole, considerata l’età mediamente avanzata dei pazienti e la frequente presenza di altre patologie croniche in corso. Con le terapie a lungo termine possiamo tornare, in totale sicurezza, a centrare gli obiettivi raggiunti prima della pandemia» conclude Procopio. L’appello ai pazienti è dunque di non dimenticare che Per il cancro non c’è lockdown e per la persona ammalata di cancro della prostata c’è sempre il proprio urologo o oncologo.



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