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Bambini e sicurezza alimentare

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Pubblicato il: 28-09-2021

Offrire ai piccoli cibo di qualità e preferire la filiera agroalimentare italiana significa investire sul loro futuro: ecco perché


Bambini e sicurezza alimentare © iStock

Sanihelp.it - Durante i lavori del XXXIII congresso nazionale della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (dal titolo Mete vicine… tra sguardi ancora distanti), si è discusso anche di sicurezza alimentare nell’infanzia.

Ruggiero Francavilla, docente di Pediatria all’Università di Bari (UniBa) e responsabile del servizio di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica presso l’azienda ospedaliera barese, durante il Congresso ha dichiarato: «La sicurezza alimentare è fondamentale in età pediatrica, perché il bambino è un organismo in crescita e tutti i suoi organi sono in via di formazione, con una capacità di mangiare superiore all’adulto ma con una ridotta capacità di smaltire le sostanze tossiche, perché non ha ancora acquisito le competenze all’eliminazione di queste sostanze da parte degli organi come il fegato. Un adulto elimina i pesticidi 10-15 volte più velocemente di un bambino in età scolare e 50 volte rispetto a un neonato. Un'alimentazione priva di sostanze tossiche garantisce la salute del bambino che il genitore vedrà nel lungo termine e non nell’immediato».

La sicurezza alimentare e la scelta di una nutrizione che si basi sulla filiera agro-alimentare italiana sono imprescindibili per la salute dei più piccoli.

«La genitorialità responsiva si basa anche su questo; non deve esserci un’informazione terroristica, ma attenta, che spieghi quanto sia importante mangiare meglio e meno, dato che oggi le statistiche ci dicono che nel nostro Paese i bambini vanno incontro a problemi di obesità», ha dichiarato ancora il professor Francavilla.

Assodato di fare attenzione a cosa si mette nel piatto dei più piccoli come si fa ad intervenire sull’adolescente, che esce da solo e sceglie cosa mangiare?

«Su questo con il collega Luigi Terracciano della SIPPS- annuncia Francavilla- stiamo lavorando per radicare meglio la consapevolezza sulla sicurezza alimentare nelle scuole con gli studenti più grandi», anche se  attivare la consapevolezza, però, è un percorso che inizia fin dai primi anni di vita.  È fondamentale lavorare sui primi mille giorni di vita del bambino - ribadisce il professore universitario- questo vuol dire educare ad uno svezzamento attento, dissuadendo la famiglia dalle tendenze dell’autosvezzamento che consente al bambino di mangiare di tutto, perché il cibo adulto contiene antibiotici, pesticidi e contaminanti».

Seguire il bambino in questa prima fase permette anche di educare la famiglia a mangiare meglio e consente al bambino di crescere come un adolescente più consapevole e attento al cibo di cui si nutre.

Ci sono delle regole da rispettare, una sorta di decalogo, per auto-educarsi ad una maggiore sicurezza alimentare: «Mangiare meno. È alla fine del decalogo, ma la regola più semplice da cui partire-  spiega il docente - Oggi consumiamo troppo e se questi alimenti sono molto contaminati significa incamerare tossine e contaminanti. L’altra regola è scegliere il biologico certificato, che non significa a chilometro zero, ma filiera italiana, totalmente italianadalla produzione al confezionamento; fare attenzione ai salumi, che contengono molti nitriti spesso mascherati sotto codici ‘E450’»» sufferisce il professor Francavilla.
«Scegliere pesci di piccola taglia perché non hanno accumulato i contaminanti nelle proprie carni, evitare il salmone- avverte ancora Francavilla- che spesso si ammala e, vivendo in vasche affollate di altri salmoni, è soggetto a trattamenti di antiparassitari.  Non mangiare nulla che nostra nonna non riconosca come cibo, questa è una regola dello studioso Michael Pollan che anche io ho fatto mia. Non prendere mai prodotti già grattugiati perché tutto ciò che è macinato è un sotto scarto».

Per chi ama la pasta, è fondamentale badare bene all’origine del grano utilizzato ricorda ancora il professor Francavilla: «Molti Paesi trattano il grano con prodotti chimici che in Europa sono persino vietati, quindi meglio scegliere grani coltivati al di sotto del 41esimo parallelo. Il grano deve essere coltivato in zone dove durante il periodo della raccolta non ci siano piogge e le temperature siano elevate, come succede al sud Italia o meglio al di sotto del 41 parallelo: infatti il clima secco impedisce lo sviluppo di miceti che producono micotossine, che poi residuano nella farina ed essendo termostabili restano nel cibo che mangiamo, anche dopo cottura. Ricordo che la filiera italiana può essere rintracciata attraverso le etichette basti pensare ad una città in Cina di nome Parma dove viene prodotto un prodotto che si chiama prosciutto. Bene, un’etichetta di questo tipo è facilmente rintracciabile ma con un po’ di attenzione si può fare su tutti i prodotti».

Contro il mito della dispendiosità del cibo di qualità, infine il professor Francavilla è chiarissimo: «Noi crediamo di spendere di più per il cibo di qualità perché non pensiamo alle malattie che insorgono nel corso del tempo e che spesso sono correlate alla nostra nutrizione. Non pensiamo al costo che dobbiamo affrontare con le cure, insomma non pensiamo al lungo termine. Il cibo di qualità, sicuro, di filiera italiana vera, senza contaminanti, è un investimento sul nostro futuro, sulla vita».
  



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