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Salute mentale

Come sta la testa degli italiani?

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Pubblicato il: 11-10-2021

Come sta la testa degli italiani? © istock

Sanihelp.it - In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale guidapsicologi.it ha analizzato i disagi sorti nell’ultimo anno a seguito dei cambiamenti radicali avvenuti a livello globale: smart working, paura del contagio, paura di stare con gli altri, diminuzione delle relazioni e maggiore solitudine.

A parlarne è il dottor Giuseppe Iannone, psicologo e psicoterapeuta che spiega come la pandemia ha influito sul nostro stato mentale, quali sono le categorie più colpite, come riconoscere uno stato di disagio e come comportarsi, imparando a prenderci cura della nostra salute mentale e abbandonando tutti i tabù che purtroppo ruotano ancora intorno a questi temi.

La sensibilizzazione, la prevenzione, la divulgazione e l’apprendimento di strategie di auto-aiuto per gestire i problemi più lievi e aiutare altre persone affette da disturbi mentali sono fondamentali per stare bene.

«L’emergenza Covid non è ancora terminata. Si stima che la pandemia causerà molti problemi psicologici, sia nel breve che nel lungo termine. E a farne le spese saranno un po’ tutti: bambini, adolescenti, adulti e anziani. Ciò non toglie che i primi effetti sulla psiche siano già evidenti. I bambini sono uno dei gruppi più colpiti da eventi eccezionalmente tragici, come appunto una pandemia> spiega l'esperto.

i bambini saranno più colpiti psicologicamente a causa della difficoltà di dare un senso a tutte queste esperienze> continua lo psicologo. .

<Le conseguenze psicologiche più importanti per i giovani includono sentimenti di solitudine, depressione, rabbia, pessimismo e disperazione. Depressione, ansia e disagio psicologico sono stati osservati anche nelle persone anziane. Non dobbiamo dimenticare poi che i tassi di mortalità per Covid sono incredibilmente alti proprio in questa popolazione che deve quindi anche fare i conti con la paura della morte> commenta l'esperto.

<Il personale sanitario, infine, può essere considerato il gruppo professionale più psicologicamente colpito dalla pandemia di Covid-19 sia perché forniscono assistenza ai pazienti esposti al virus, sia perché vedono da vicino i decessi e, non ultimo, perché hanno maggiori probabilità di essere infettati> spiega lo psicologo.

disturbo da stress post-traumatico, ma anche ansia, depressione, paura e rabbia. Infine questa categoria è anche a rischio di burnout» afferma Iannone.

«La paura del contagio è un comportamento protettivo e adattativo per la propria salute. È stato osservato  che chi esperisce bassi livelli di paura del contagio, è maggiormente sfrontato e tende a minimizzare il rischio di poter contrarre il COVID. In questo modo espone sia se stesso che chi gli sta intorno a un rischio aumentato di poter ammalare> precisa l'esperto.

continua Iannone.

mantenere i contatti con le altre persone, nel rispetto delle indicazioni per la prevenzione del contagio, dà modo di non patire le conseguenze negative dell’isolamento» sostiene Iannone.

Una delle conseguenze negative dello smart working è stato l’abbattimento del confine tra vita professionale e vita privata. Nonostante lavorare da casa abbia permesso di eliminare i tempi per lo spostamento da e per il posto di lavoro, i minori contatti vis-à-vis con i colleghi, poi, sono coincisi con una sensazione percepita di maggiore solitudine e isolamento. Per reagire a questa situazione, prosegue il dottor Iannone, è importante sforzarsi di mantenere uno stile di vita attivo.

Quali sono i segnali che indicano uno stato di salute mentale a rischio? «Oltre alla comparsa di sintomi, di ansia, di depressione va attentamente valutato il livello di compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o scolastico. Capita a tutti di sentirsi ansiosi o tristi ma questo non sempre si traduce in uno scadimento delle nostre prestazioni> spiega Iannone.

Il DSM 5 chiarisce infatti che affinché possa essere posta diagnosi di un disturbo mentale questo deve causare un disagio clinicamente significativo oppure una compromissione importante del funzionamento lavorativo, scolastico o sociale.

Occorre quindi prestare attenzione non solo alla gravità dei sintomi. La diagnosi di un eventuale disturbo mentale, poi, spetta a un professionista della salute e non è affare che può essere risolto con una ricerca su internet o chiedendo un parere a un amico o a un familiare.

È altresì importante non sottovalutare le prime avvisaglie di un disturbo mentale. E’ noto ormai come gli interventi psicoterapici precoci correlino con una guarigione più rapida e con livelli più alti di qualità di vita. Al contrario, la durata di malattia correla negativamente sia con il disagio percepito che con la qualità di vita», spiega lo psicologo.

«Proprio come avviene già per le principali malattie fisiche, anche per i disturbi mentali è fondamentale sapere quali azioni si possono intraprendere per la loro prevenzione, per l’intervento precoce e il trattamento> continua Iannone.

<Le campagne di sensibilizzazione e le giornate mondiali per la salute mentale sono in questo senso occasioni importanti per informare il pubblico su come prevenire i disturbi mentali, riconoscere quando un disturbo si sta sviluppando, essere consapevoli dei trattamenti disponibili, la divulgazione e l’apprendimento di efficaci strategie di auto-aiuto per problemi più lievi e su come aiutare e sostenere altre persone affette da problemi di salute mentale», conclude lo psicologo. 



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