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Spreco alimentare: uno studio lo descrive

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Pubblicato il: 20-10-2021

Spreco alimentare: uno studio lo descrive © istock

Sanihelp.it - Sulla rivista internazionale Foods il Gruppo di ricerca dell’Osservatorio sprechi alimentari del CREA ha pubblicato uno studio che illustra per la prima volta lo spreco alimentare delle famiglie italiane, sia sotto il profilo quantitativo sia monetario. 

Lo studio è iniziato nel luglio 2018 quando è iniziata un'indagine su un campione rappresentativo di 1.142 famiglie italiane, estratte da un Panel di consumatori di Growth for Knowledge (GFK) Italy®, un'agenzia di ricerca di mercato.

Gli adulti (>18 anni), riconosciuti come i responsabili degli acquisti alimentari e della preparazione dei pasti, sono stati valutati con un questionario auto-somministrato volto a quantificare lo spreco alimentare domestico.

Successivamente i dati raccolti, i primi in Italia in materia, sono stati collegati ed elaborati con i dati che GFK traccia sistematicamente sul Panel dei consumatori in termini di prodotti alimentari acquistati nei supermercati e nella grande distribuzione, sia come quantità di cibo acquistato, che registrandone il valore economico.

Per ogni alimento gettato via è stato chiesto anche lo stato dello spreco, consentendo di categorizzarlo nelle seguenti quattro tipologie:  cibo completamente inutilizzato, cibo parzialmente usato, avanzi di un pasto e avanzi dopo essere stati conservati. 

Dall’analisi dei dati è emerso come siano stati sprecati 399 kg di cibo a settimana, pari al 4,4% del peso del cibo acquistato, con un valore monetario totale dei prodotti alimentari sprecati di 1.052 euro , pari al 3,8% della spesa alimentare del campione.  

«è emerso – spiega Vittoria Aureli del CREA Alimenti e Nutrizione e investigatore principale del lavoro -  che in Italia i rifiuti sono completamente inutilizzati o parzialmente utilizzati e che, in generale, tutto il cibo cotto viene consumato, portando a una percentuale generalmente piccola di avanzi. Laura Rossi, ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione e coordinatore dello studio,  aggiunge: «Tra gli alimenti non utilizzati e scartati, inoltre, c'è un fattore importante legato sia al prezzo degli acquisti che al peso degli sprechi: infatti, i prodotti con un alto costo unitario hanno un impatto minore sul peso degli sprechi alimentari, mentre, all'opposto, alimenti a basso costo unitario, vengono gettati via in grandi quantità, un elemento importante da considerare in campagne di sensibilizzazione».  

Dal punto della produzione questi dati sono estremamente importanti perché sui prodotti più sprecati, ossia quelli a basso costo, sarebbe più utile applicare una strategia di vendita – senza aggravi di prezzo - con unità piccole che consentano ai consumatori di sprecare di meno, senza dimenticare l’attenzione agli imballaggi.

Un minore spreco a tavola comporta benefici per l’ambiente, sia in termini  di risorse, materie prime ed energia. 



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