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La plastica danneggia le piante coltivate

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Pubblicato il: 23-11-2021

È l'amara verità emersa da uno studio condotto presso l'Università di Firenze


La plastica danneggia le piante coltivate © istock

Sanihelp.it - Secondo uno studio coordinato dai ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze in collaborazione con il team del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, tutte le plastiche sono in grado di causare una notevole riduzione della crescita delle piante e dei parametri fotosintetici, oltre ad una variazione nell’assorbimento dei nutrienti.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hazardous Materials.

Il team fiorentino ha scelto come pianta modello la variante più comune della zucchinaCucurbita pepo, facilmente coltivabile e diffusa in tutto il mondo, per testare i possibili effetti tossici di quattro delle più comuni e abbondanti microplastiche che si rilevano nel suolo, soprattutto agricolo: polipropilene, polietilene, polivinilcloruro e polietilentereftalato.

Per la sperimentazione, che ha coinvolto i ricercatori Unifi Luciana Renna e Andrea Coppi, le piante sono state coltivate in condizioni controllate di luce e temperatura, in vasi di vetro contenenti terriccio miscelato a concentrazioni crescenti di microplastiche, somministrate separatamente in modo da valutare la tossicità di ogni singola tipologia di materiale.

«Abbiamo combinato un'analisi biometrica, cioè la misurazione di diversi parametri di biomassa e tratti fogliari, a una valutazione dei cambiamenti indotti dalla microplastica in termini di valori fisiologici, quali efficienza fotosintetica e contenuto di clorofilla – spiega Ilaria Colzi, prima firmataria dello studio -. È stata inoltre quantificata la concentrazione di elementi essenziali nei tessuti vegetali per valutare le variazioni indotte dalla microplastica nel profilo minerale della pianta, parametro che indirettamente interferisce sui valori nutrizionali della pianta stessa».

Tra i materiali testati, il polivinilcloruro, noto come PVC, è stato identificato come il più tossico, ovvero quello che ha causato i maggiori danni, soprattutto a livello di crescita fogliare, performance fotosintetica e riduzione di assorbimento del ferro.

«Grazie alla sperimentazione, abbiamo chiari quali siano le possibili conseguenze negative dell'inquinamento da microplastiche in termini di resa produttiva nei terreni agricoli – conclude Colzi – adesso dovremo valutare l’eventuale trasferimento di microplastiche dal suolo fino alla parte commestibile della pianta, un aspetto dalle notevoli implicazioni sulla salute umana». 



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