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Perché il nostro cervello ama le fake news

Psicologia delle fake news, perché crediamo alle bufale

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Pubblicato il: 07-12-2021

I lettori sono bombardati da fake news sul web, i social network ne aumentano la visibilità tanto che le fake news finiscono per avere più peso e più credibilità di quelle vere.


Psicologia delle fake news, perché crediamo alle bufale © istock

Sanihelp.itNotizie false, ce ne sono sempre state. Che si tratti di bufale, calunnie, propaganda, ignoranza, inganno, bugie, credenze, la nostra vita sociale è piena di informazioni, idee, affermazioni che non corrispondono alla verità. Si pensi a Platone e al suo bisogno di distinguere l'opinione (doxa) dalla verità: la doxa è sempre soggetta al rischio della menzogna. Potremmo addirittura affermare che il linguaggio stesso esiste solo per dire ciò che è sbagliato: diciamo ciò che non lo è, perché altrimenti non avremmo bisogno di dirlo. La verità si mostra e il linguaggio è usato solo per nasconderla.

Ma cos'è allora che rende così speciale questo fenomeno attuale, che viene chiamato 'post-verità? Qual è il ruolo del web e dei media digitali in questa apparente esplosione di fake news che sembra caratterizzare gli ultimi anni?

Nel 2016, infatti, la parola post-verità è stata scelta come parola dell'anno dagli Oxford Dictionaries, per l'elevata frequenza del suo utilizzo. In particolare, l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea e l'elezione di Donald Trump negli Stati Uniti sono state spiegate da diversi analisti come il risultato di una presenza senza precedenti di fake news che ha fortemente contribuito a manipolare l'opinione pubblica.

Ancora una volta, il 2 ottobre, il New York Times ha riportato una recrudescenza di notizie false in relazione alle informazioni false che circolavano sulla sparatoria di Las Vegas. Questi eventi che sembrano minacciare il nostro rapporto con la verità sono stati spesso attribuiti all'impatto dei social media che consentono la rapida circolazione e diffusione di informazioni non verificate.

In sintesi: i lettori sono bombardati da fake news sul web, i social network ne aumentano la visibilità tanto che le fake news finiscono per avere più peso - e più credibilità - di quelle vere. Questo crea una situazione in cui non è più possibile distinguere il vero dal falso, finché la nozione stessa di verità non entra in crisi.

L'idea che le tecnologie digitali, e più precisamente il web, sarebbero responsabili di una situazione del genere si basa su un presupposto che è profondamente falso: il web è uno spazio senza regole né struttura dove 'chiunque può dire qualsiasi cosa'. Questa idea non è solo una vulgata, ma è spesso presente anche nel discorso degli intellettuali che analizzano i cambiamenti prodotti dalla tecnologia digitale. Basta pensare all'affermazione di Umberto Eco:

"I social hanno dato il diritto di parlare a legioni di stolti che prima potevano parlare solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza conseguenze per la collettività. Sono stati costretti a tacere subito, mentre ora hanno la stessa voce di un premio Nobel".

Non è assolutamente vero che tutto sul web sia sullo stesso piano ed è per questo che non riusciamo più a distinguere il vero dal falso. Al contrario, nel web ogni oggetto, ogni testo, ogni documento, ogni informazione occupa una posizione e un posto ben precisi ed è inserito in una gerarchia molto strutturata. Ma questa gerarchia non è quella dello spazio dei media pre-digitali.

La domanda che bisogna porsi allora è: quali sono le condizioni che consentono a una notizia di avere più credibilità di un'altra?



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