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Una diete può salvare i reni

Sanihelp.it – Secondo nuova indagine condotta dall’Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto (ANED), e realizzata con il contributo non condizionante di Fresenius Kabi, appena pubblicata sul Giornale di Clinica Nefrologica e Dialisi, condotta su  180 pazienti, la maggior parte dei quali in trattamento emodialitico, ma anche da pazienti in dialisi peritoneale, in terapia conservativa e con trapianto renale l’80%  di loro non è mai stato informato delle potenzialità della terapia nutrizionale conservativa perdendo anni preziosi di vita normale prima dell’inevitabile approdo alla dialisi.


Più nel dettaglio  alla domanda se nel corso della loro storia di malattia era stata loro proposta una terapia nutrizionale, il 73% ha risposto in maniera affermativa.
Quindi un ottimo risultato in termini di efficienza da parte dei Centri prescrittori.
Alla domanda se nel Centro esistesse un ambulatorio dedicato alla fase precedente alla dialisi il 41,2% ha dato una risposta affermativa, dichiarando che i pazienti vengono seguiti attentamente nelle fasi avanzate della loro malattia.

Un altro quesito ha riguardato il tipo di terapia nutrizionale consigliato.
Nel 50% dei casi è stata consigliata una dieta ipoproteica con alimenti specifici. Solo nel 6% dei casi è stata consigliata una dieta fortemente ipoproteica con alimenti tipo chetoanaloghi, però nel 5,3% dei casi è stato solo consigliato un ridotto apporto di sale.

Nel 6% dei casi  si è consigliato di ridurre sino a 0,8 g/per chilo di peso corporeo le proteine nella dieta.

Purtroppo, però, il 29,3% dei pazienti risponde di non sapere cosa gli sia stato consigliato e quindi si desume che il paziente non sia stato sufficientemente coinvolto su questo argomento.
«È uno di quei casi in cui il vantaggio clinico si traduce anche in un vantaggio economico- sottolineato in merito il Prof Ciro Esposito, Specialista in Nefrologia presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia- Trattare anche solo 100 pazienti con un regime proteico restrittivo e supplementazione permetterebbe di risparmiare tra 1 e 3,5 milioni di euro e ritardare l’ingresso in terapia dialitica in totale sicurezza».

La malattia renale cronica interessa circa il 6% della popolazione italiana, mentre sono circa 50.000 le persone attualmente in dialisi. La terapia nutrizionale è parte di un percorso di cura e follow-up che deve essere monitorato da dietisti e dal nefrologo almeno tre o quattro volte l’anno per valutarne l’efficacia e l’aderenza terapeutica.

Di non secondaria importanza è anche l’impatto sulla mortalità: nelle persone che seguivano il regime dietetico più restrittivo era significativamente più basso rispetto alle persone in dialisi, con un evidente vantaggio nei pazienti più giovani.


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