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Il lavoro? Non è solo una questione di stipendio, ma anche di benessere

Sanihelp.itQuando si decide di accettare un lavoro non si propende per il si o per il no solo in base alla retribuzione, ma anche in base al grado di benessere che può garantire. A rivelarlo Smarter Hiring Report, un’ampia indagine internazionale volta a far luce su aspettative dei talenti e strategie di recruiting aziendali, condotto da Indeed, portale numero 1 al mondo per chi cerca e offre lavoro, in collaborazione con YouGov.


L’istituto di ricerca YouGov ha svolto questa indagine per conto di Indeed in 12 Paesi.

Per l’Italia, la ricerca è stata realizzata nel mese di maggio 2025 su un campione rappresentativo di 102 datori di lavoro (persone con responsabilità di gestione delle assunzioni) e 508 persone in cerca di lavoro (jobseeker).

Dai dati raccolti è emerso che ben 4 candidati italiani su 10 (il 40%) considerano l’equilibrio tra vita privata e lavoro il fattore decisivo nella scelta tra diverse offerte di lavoro. Questo dato posiziona il benessere non solo su un piano di rilevanza, ma lo rende il criterio indiscutibilmente più importante, immediatamente seguito al secondo posto dallo stipendio base, prioritario per il 26% dei candidati.

Alla domanda su quale sia l’elemento determinante per accettare un impiego al terzo e quarto posto si trovano la crescita professionale (14%), le opportunità di apprendimento (8%) e i benefit (7%). L’indagine evidenzia quindi come i professionisti non cerchino più solo un compenso, ma un ambiente di lavoro che rispetti e supporti il loro equilibrio di vita.

Questa nuova scala di valori non è una semplice preferenza ideale, ma un fattore decisionale concreto con un impatto diretto sulla capacità delle aziende di attrarre talenti.  Il benessere, quindi, non è più un desiderio, ma un criterio di selezione attivo con cui i candidati valutano e, se necessario, bocciano le imprese.

Tuttavia, capire se un’azienda sia realmente attenta a questi temi resta complesso: il 13% dei candidati italiani segnala che una delle maggiori difficoltà nella ricerca di un impiego è proprio capire la cultura aziendale prima di candidarsi. Questa mancanza di chiarezza rischia di far desistere i talenti migliori ancor prima del colloquio.


Questa evoluzione delinea una delle principali incongruenze tra domanda e offerta, incongruenza che il report definisce come Disconnessione sulle Aspettative. A fronte del 40% dei candidati italiani che reputa l’equilibrio vita-lavoro fondamentale, solo il 17% dei datori di lavoro in Italia lo considera l’elemento più attrattivo da comunicare nella propria offerta. Si tratta del dato più basso tra i 12 Paesi esaminati.

I dati mostrano che i datori di lavoro italiani scommettono principalmente sulla crescita professionale (indicata come fattore di punta dal 24% delle imprese), aspetto decisivo solo per il 14% dei candidati. Ancora più marcato è il disallineamento sullo stipendio base: mentre per un candidato su quattro (26%) è il fattore che determina la scelta, solo il 13% delle aziende ritiene che lo stipendio base sia la propria carta vincente.

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