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Italiani, un popolo di stressati

Benessere mentale

Sanihelp.it – La Giornata Mondiale della Salute Mentale 2023, che si celebra il 10 ottobre in tutto il mondo, è l’occasione per esplorare percezioni, stato e atteggiamento nei confronti del benessere. Istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH), e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si pone l’obiettivo di sensibilizzare le persone e promuovere la consapevolezza e la difesa della propria salute mentale, combattendo lo stigma sociale associato alle malattie mentali.


Sul tema, la società di ricerche, leader sul mercato Ipsos ha condotto un’indagine da cui emerge che la maggioranza degli italiani sta iniziando a riflettere in modo più serio sulla propria salute mentale. I risultati della ricerca mostrano che per il 78% degli italiani la salute mentale è altrettanto importante di quella fisica mentre, a livello internazionale, la salute mentale si certifica come la prima preoccupazione tra i problemi sanitari.

Questo segnala un cambiamento significativo nella percezione globale degli ultimi anni, con un aumento del 17% rispetto al 2018. Tale tendenza è condivisa in 31 Paesi, ma solo il 34% ritiene che i sistemi sanitari trattino in modo equo la salute mentale rispetto a quella fisica. Interessante notare che, nonostante questa consapevolezza crescente, il 71% delle persone pensa ancora più spesso alla propria salute fisica rispetto al benessere mentale (58%).

Salute mentale vs Salute fisica

Quasi quattro persone su cinque (78%), a livello internazionale, considerano la salute mentale e fisica ugualmente importanti quando si tratta della propria salute personale. Questo sentimento è più alto in America Latina, soprattutto in Argentina (88%), Colombia e Perù (87%).

Nel contesto italiano, il 39% crede che salute mentale e salute fisica siano trattate alla stessa stregua, mentre solo il 10% ritiene che la salute mentale riceva priorità. Il 43% ritiene che il sistema sanitario sia più concentrato sulla salute fisica.

Questa discrepanza tra percezione e realtà evidenzia la necessità di un maggiore impegno nella promozione della salute mentale: a livello internazionale, soltanto il 7% degli intervistati afferma che la propria salute fisica sia più importante di quella mentale, ma il 39% pensa che sia trattata con maggiore importanza.

Stress, il nuovo malanno contemporaneo

Un punto di preoccupazione emerso dall'indagine è l'incremento dello stress, segnalato dal 30% del campione intervistato a livello internazionale. In Italia, il 57% si è sentito talmente stressato nell'ultimo anno da non farvi fronte, mentre il 53% ha affermato che lo stress ha avuto un impatto sulla vita quotidiana. A livello internazionale più di tre quinti (62%) delle persone intervistate ha dichiarato di aver sperimentato stress almeno una volta nell'ultimo anno, con conseguenze tangibili sulla loro vita quotidiana. Inoltre, poco più di un terzo (34%) ha riferito che questa esperienza si è verificata più di una volta.

Questa preoccupazione per lo stress è particolarmente evidente quando si considerano i dati relativi all'impatto sulla vita lavorativa. Nel corso degli ultimi 12 mesi, il 31% delle persone ha sperimentato uno stress così intenso da non riuscire a farvi fronte, il 39% ha dovuto prendersi delle pause dal lavoro a causa dello stress, e il 18% ha dovuto farlo più volte.

In Italia, le cifre raccontano una storia simile: il 57% delle persone ha vissuto livelli di stress così elevati da non poter farvi fronte, mentre il 53% ha segnalato un impatto significativo sulla propria vita quotidiana. Ancora, il 44% ha riferito di sentirsi depresso a tal punto da provare tristezza, e il 31% ha dovuto assentarsi dal lavoro a causa dello stress.

Tra le persone intervistate a livello internazionale, le donne (36%) sembrano essere più colpite dall'effetto dello stress sulla loro vita, rispetto agli uomini (26%). Inoltre, le donne sono più inclini a descrivere periodi di depressione prolungata. Nell’approccio al lavoro lo stress risulta essere impattata in simil misura tra uomini (17%) e donne (20%).

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FonteIpsos

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