Mi vedete?

Sanihelp.it – Durante il Giffoni Next Generation, rassegna di Giffoni Innovation Hub, è stato presentato il cortometraggio «Mi Vedete?», per favorire il confronto sul tema della depressione nei giovani, la cui incidenza è raddoppiata rispetto a prima della pandemia da COVID-19, assumendo le caratteristiche di una vera e propria urgenza sociale.

Nel corso dei lockdown, dovuti alla pandemia COVID-19, infatti,  i sintomi di depressione e ansia sono raddoppiati rispetto alle stime prepandemiche: 1 giovane su 4 (il 25,2%) e 1 su 5 (il 20,5%), a livello globale, sta sperimentando rispettivamente sintomi depressivi e ansiogeni.

Solo in Italia, durante la pandemia, il 16,1% dei pazienti psichiatrici ha tentato il suicidio, mentre l'ideazione suicidaria e l’autolesionismo sono state le ragioni di ricovero nel 31,5% dei pazienti, con un’incidenza elevata soprattutto tra le ragazze.

 

Il corto in questione racconta la vita di un’adolescente e della sua esperienza con la depressione.

Scritto dallo sceneggiatore Manlio Castagna e diretto dal regista Alessandro Riccardi, Mi Vedete? è stato realizzato da Giffoni Innovation Hub, da un’idea di Lundbeck Italia in collaborazione con Havas Life, e con il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca Onlus, Laboratorio Adolescenza e SIP (Società Italiana di Psichiatria). 

Alla proiezione hanno assistito circa 220 giovani e il corto sarà disponibile anche sul sito insiemeperlasalutementale.it/adolescienze/ per consentirne la fruizione al pubblico.

Il cortometraggio è parte del progetto adoleSCIENZE, un’iniziativa di Lundbeck Italia che nasce dalla necessità di sensibilizzare, informare e creare consapevolezza sulle malattie mentali in età adolescenziale, con l’obiettivo di superare lo stigma che vi ruota ancora oggi intorno.

Dafne, la protagonista del cortometraggio, è una ragazza di 16 anni affetta da depressione, che esprime il suo malessere attraverso l’isolamento sociale, l’irrequietezza ed anche tramite gesti di autolesionismo, un comportamento purtroppo sempre più frequente tra i giovani.

La depressione, così ingombrante, intrusiva ed invadente nella vita della ragazza, arriva ad assumere le sembianze di una vera e propria presenza fisica: un’ombra.

Un’ombra che accompagna Dafne costantemente in ogni sua attività quotidiana, restando però invisibile agli occhi dei genitori che, pur premurosi ed attenti, non riescono a »vederla» perché impreparati e spaventati di fronte a ciò che semplicemente non conoscono.

L’ombra crea in Dafne irritabilità, senso di inadeguatezza, oppressione e paura del futuro, fino a spingerla a compiere un gesto estremo: il tentato suicidio.

La protagonista, con il supporto di figure esperte che aiuteranno anche i genitori a »vedere» e riconoscere la malattia della figlia, riuscirà progressivamente a prendere le distanze dall’ombra della depressione intraprendendo un percorso di cura verso la guarigione, perché la depressione è una malattia che, in quanto tale e al pari di altre patologie, può essere curata e superata.

 

Il cortometraggio è stato realizzato con il supporto di un Board Scientifico di clinici esperti che hanno contribuito alla creazione della storia per assicurare che fosse quanto più possibile sovrapponibile alla realtà e hanno inoltre curato, insieme al regista e allo sceneggiatore, i dialoghi al fine di facilitare il coinvolgimento del giovane pubblico al quale il cortometraggio stesso si rivolge. 

Il cortometraggio Mi vedete? si inserisce perfettamente nel tema del #Giffoni2022 degli »invisibili», portando alla luce il forte disagio che molti giovani vivono, senza essere »visti» e restando nell’ombra.

Relativamente al tema della normalizzazione della salute mentale, il Prof. Giovanni Martinotti, Professore Associato, Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche, Università »G. D’Annunzio», Chieti-Pescara e parte del Board Scientifico del cortometraggio precisa: «Dobbiamo trasmettere agli adolescenti il concetto che non c’è niente di male nella depressione. È un disturbo che si può affrontare, iniziando ad esserne consapevoli e non incolpandosi. Il messaggio che vogliamo trasmettere ai giovani, alle famiglie e ai professionisti sanitari, con questo breve film, è che è importante informarsi su questi disturbi per non far sentire nessuno diverso o escluso».

Il Prof. Stefano Vicari, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica, Università Cattolica, Roma e Responsabile Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù anche lui nel Board Scientifico, invita, infine, a parlare di più di queste tematiche: «Ad oggi purtroppo in Italia c’è una scarsa cultura sulla Salute Mentale e il tema è ancora molto ignorato. Questi antichi pregiudizi possono essere superati solo con un’adeguata politica a supporto della Salute Mentale, dando tempo alle famiglie di occuparsi dei figli, mettendo i bambini al centro delle nostre agende, valorizzando il lavoro degli insegnanti nelle scuole e creando, sul territorio e nelle comunità, dei luoghi di aggregazione in cui i ragazzi, specialmente quelli con disturbi mentali, possono coltivare relazioni sane».

 

 

 

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