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Tumori in gravidanza, passi avanti

Tumori: prevenzione e terapie

Sanihelp.it – Può capitare anche una diagnosi di tumore in gravidanza, purtroppo, in circa una donna incinta su 1000. Fino a pochi anni fa una diagnosi del genere significava rinunciare al bambino per potersi sottoporre alle cure, ma ora, grazie alla ricerca, la maggior parte delle donne riesce a portare a termine la gravidanza nonostante la malattia.


L’argomento è stato dibattuto al Congresso della Società americana di Oncologia clinica (ASCO), da cui è uscito un messaggio di speranza per le future mamme che si trovano in questa situazione. Già da uno studio del 2015 si era appreso che l’esposizione del feto al tumore della madre (con o senza trattamento) non influenza in modo negativo lo sviluppo cognitivo e fisico dei bimbi nella prima infanzia, cosa che è stata confermata da un recente follow up completato quando i bambini avevano un’età media di nove anni, che non ha rilevato effetti a lungo termine dell’esposizione prenatale al cancro materno.

I ricercatori americani aggiungono che esami come ecografia e risonanza magnetica sono sicuri in gravidanza, mentre per la chemioterapia bisogna aspettare la fine del primo trimestre, evitando comunque gli immunoterapici, per i quali i dati a disposizione non sono ancora sufficienti.

Per quanto riguarda l’allattamento, è necessaria una valutazione con esami del sangue del neonato.

I tumori in gravidanza rappresentano il 2% circa di tutti quelli diagnosticati in età fertile. Considerando che l’età della prima gravidanza è notevolmente aumentata, così come i tumori in età riproduttiva, è chiaro che queste stime dovranno essere riviste in eccesso.

Tuttavia, secondo i ricercatori, la prognosi dei tumori in gravidanza non è peggiore, anche se la rarità della condizione non permette stime ufficiali. Oggi, nella maggior parte dei casi, non è necessaria l’interruzione della gravidanza, e neppure far nascere prematuramente il bambino.

La cosa più problematica resta la gestione del primo trimestre di gestazione, che richiede la consulenza di un centro specializzato esperto, che decida se è possibile rimandare la terapia al trimestre successivo.

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