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Tumore del polmone: con ivonescimab aumenta la sopravvivenza

Sanihelp.it – Studi clinici hanno dimostrato che, in combinazione con la chemioterapia, ivonescimab riduce il rischio di progressione della malattia o di morte e aumenta il tasso di risposta obiettiva rispetto alla sola chemioterapia. Il prolungamento della sopravvivenza globale è del 26%. I risultati, presentati al congresso della Society for Immunotherapy of Cancer (SITC), provengono dallo studio HARMONi-A: i pazienti che hanno ricevuto ivonescimab in combinazione con una doppietta a base di platino hanno raggiunto una sopravvivenza mediana di 16,8 mesi, contro i 14,1 mesi ottenuti con la sola chemioterapia.


Ivonescimab agisce contemporaneamente su due bersagli: il recettore PD-1 e la VEGF. Blocca infatti PD-1, che impedisce ai linfociti T (cellule del sistema immunitario) di attaccare le cellule tumorali. Bloccando PD-1, ivonescimab sblocca i linfociti T, permettendo loro di riconoscere e distruggere il tumore.
La proteina VEGF (vascular endothelial growth factor) favorisce la formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore, quindi la sua inibizione limita l’angiogenesi e la crescita del tumore.

Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi più comuni hanno riguardato tossicità ematologiche legate alla chemioterapia, come riduzione dei leucociti, dei neutrofili e delle piastrine. Interruzioni del trattamento dovute a effetti collaterali si sono verificate nell’11,2% dei pazienti del braccio ivonescimab, contro il 6,2% del gruppo di controllo.

In sintesi, ivonescimab rappresenta una nuova e promettente opzione terapeutica per il tumore del polmone non a piccole cellule, grazie al suo meccanismo d’azione bispecifico. Tuttavia, il suo percorso verso l’approvazione e la piena applicazione clinica è ancora in corso e dipenderà dai dati di efficacia complessivi, in particolare sulla sopravvivenza globale. 

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