Advertisement
HomeTest e psicheCome riconoscere un collega tossico: i comportamenti tipici

Come riconoscere un collega tossico: i comportamenti tipici

Sanihelp.it – Un ambiente tossico può rovinare rapidamente i rapporti con i colleghi e influire sulla nostra salute mentale. Ma come reagire di fronte a un collega che ha un atteggiamento nocivo?


Sul lavoro, a volte basta una sola persona per rendere l’atmosfera pesante. Un collega con un comportamento tossico può rovinare l’intera esperienza professionale.

Che differenza c’è tra un collega irritante e uno tossico?

Un collega chiacchierone, perfezionista o troppo schietto può darci fastidio semplicemente perché non condividiamo lo stesso stile di lavoro. Questi sono aspetti che possono irritare, ma che non hanno l’intenzione di danneggiare il lavoro di squadra.

Un collega tossico adotta invece comportamenti ripetuti e distruttivi: manipola, sminuisce, critica e cerca di creare conflitti per avere il controllo su una persona o sull’intero team. Dietro il suo comportamento c’è un’apparente volontà di nuocere e di colpire il collettivo, come spiegano gli esperti.

Quali sono i tratti distintivi della tossicità sul lavoro?

Diversi segnali possono fungere da campanello d’allarme:

  • Sul piano relazionale: critica costantemente, sminuisce gli altri o si appropria del merito del lavoro altrui.
  • Sul piano emotivo: le interazioni con lui possono lasciare una sensazione di vuoto o insicurezza. Anche solo l’idea di doverci interagire può farci stare male.
  • Sul piano comportamentale: tende a isolare alcune persone, creare fazioni, usare l’ironia o i sottintesi per destabilizzare. Non sono sempre gesti eclatanti, ma è la loro ripetitività a essere distruttiva.

Quali sono i rischi per chi subisce e per il team?

Frequentare quotidianamente un collega tossico può portare a mettere in discussione la propria autostima e le proprie competenze. I commenti negativi e le prese in giro possono causare una perdita di punti di riferimento, un senso di insicurezza e uno stato di ipervigilanza.

All’interno del team, questi comportamenti favoriscono la diffidenza e la demotivazione. Inoltre, l’atteggiamento abusivo può “infettare” l’intero gruppo: se nessuno interviene, certi modi di fare rischiano di essere banalizzati e adottati anche da altri, diventando la norma aziendale.


Come proteggersi?

Ecco alcune raccomandazioni pratiche:

  • Comunicazione fattuale: Evitare di rispondere alle provocazioni e limitarsi a scambi professionali e basati sui fatti, evitando di investire emotivamente nella relazione.
  • Non isolarsi: Parlarne con una figura di fiducia (un manager, un responsabile delle risorse umane o uno psicologo del lavoro). L’intervento di un terzo è fondamentale per valutare se si tratti di un semplice conflitto interpersonale o di una vera condotta tossica.
  • Documentare i fatti: Se i comportamenti persistono, è importante tenerne traccia scritta, poiché potrebbero evolvere in situazioni di molestia o mobbing.

L’obiettivo non è “combattere” contro il collega, il che richiederebbe troppa energia, ma proteggere la propria integrità psichica evitando il sovraccarico mentale.

Video Salute

Ultime news

Gallery

Lo sapevate che...