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Le e-cig favoriscono la diffusione del Covid-19?

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Pubblicato il: 05-05-2020


Le e-cig favoriscono la diffusione del Covid-19? © iStock

Sanihelp.it - Tutti gli studi fino a oggi pubblicati suggeriscono che il Covid-19 viene trasmesso principalmente attraverso le goccioline respiratorie (droplets) di persona infetta a distanza ravvicinata a seguito di un colpo di tosse o di uno starnuto o parlando. Più raro il contagio attraverso le superfici infette

E le sigarette elettroniche? Secondo alcune notizie circolate nei giorni scorsi, il vapore emesso da questi dispositivi potrebbe avere un ruolo nella diffusione dell'epidemia. «Si è già espresso sull’argomento il professore emerito Neal Benowitz del Centre for Tobacco Control Research and Education dell’ University of California di San Francisco - spiega il professor Fabio Beatrice, Direttore del Centro antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino  - che ha spiegato come le sigarette elettroniche non presentino alcun rischio di diffondere il virus a meno che non si sia positivi e si tossisca mentre si esala il vapore. 

Ciò che viene espirato dalle sigarette elettroniche non è saliva ma vapore, glicole propilenico, glicerina e sostanze chimiche aromatizzanti in cui possono essere presenti particelle microscopiche di saliva in quantità così trascurabili da non poter veicolare il virus. Uno svapatore positivo al Covid-19 non può essere considerato un vettore del virus a meno che non tossisca nel momento esatto in cui espira il vapore.

Inoltre l’indicazione del decreto parla dell’utilizzo di mascherine obbligatorio in presenza di altre persone: chi vuole usare la e-cig dovrà farlo da solo e possibilmente all’esterno, così indicano le norme del divieto di fumo negli ambienti di lavoro. 

Ultimamente sono state divulgate anche altre ipotesi teoriche, non confermate da alcuna evidenza sperimentale, che ipotizzano che il particolato atmosferico possa essere un supporto (carrier) per la diffusione del virus per via aerea. Questa ipotesi non ha plausibilità biologica. Infatti, pur riconoscendo al PM la capacità di veicolare particelle biologiche (batteri, spore, pollini, virus, funghi, alghe, frammenti vegetali), appare poco plausibile che i Coronavirus possano mantenere intatte le loro caratteristiche morfologiche e le loro proprietà infettive dopo una permanenza più o meno prolungata nell’ambiente. Temperatura, essiccamento e UV danneggiano l’involucro del virus e quindi la sua capacità di infettare.

I dati disponibili relativi all’epidemia mostrano inoltre che le classi di età di gran lunga più colpite (in termini sia di casi che di decessi) sono quelle adulto-anziane. In Italia infatti l’età media dei casi è di 62 anni (con circa l’1% dei casi con età minore di 18 anni). Il ridotto numero di casi COVID-19 nella popolazione infantile appare non suffragare l’ipotesi di una azione favorente degli inquinanti (se l'inquinamento c’è, colpisce tutti).

L’esposizione a PM 10 nel corso degli anni indebolisce i polmoni, aumenta i danni cumulativi a carico dell’apparato respiratorio e lo espone a maggiori criticità nella polmonite interstiziale da Covid-19, così come chiarito dall’Harvard University T.H. Chan School of Public Health

Come ha sottolineato anche l’IStituto superiore di sanità, la complessità del fenomeno, insieme alla parziale conoscenza dell’infezione SARS-CoV2, rendono al momento molto incerta una valutazione di associazione diretta tra elevati livelli di inquinamento atmosferico e la diffusione dell’epidemia. Uno studio scientifico adeguato potrà essere svolto quando l’epidemia e l’emergenza saranno terminate».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Associazione Nazionale per i Vapers Uniti

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