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Lavorare a maglia e all'uncinetto giova alla salute

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Pubblicato il: 14-10-2021

Lavorare a maglia e all'uncinetto giova alla salute © istock

Sanihelp.it - Il nuotatore olimpico britannico, Tom Daley, a Tokyo 2020 con il suo sferruzzare ha portato alla ribalta un’antica verità: lavorare ai ferri fa bene alla salute.

Quanto effettivamente fa bene sferruzzare?

Come e in che misura farlo regolarmente produce dei benefici sul cervello? 

A queste e altre domande provano a fornire risposte il progetto di ricerca promosso da Gomitolorosa Onlus e realizzato da Neurologi, Neurofisiologi, Psicologi della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano che stanno sottoponendo volontarie e volontari a Magneto/Elettroencefalogramma (M/EEG), metodica non invasiva usata per registrare l’attività magnetica e elettrica cerebrale prima e dopo il lavoro a maglia.

Il progetto si svolge in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Reading, UK. 

Grazie allo studio dal titolo Correlati Neurologici del lavoro a maglia, l’Associazione Gomitolorosa Onlus vuole approfondire i meccanismi sottesi ai numerosi benefici segnalati per la salute mentale, l’attenzione e il benessere derivanti dall’attività del lavoro a maglia. 

L’Associazione si avvale del supporto scientifico dell’Istituto Carlo Besta di Milano, dove si svolgono i test e l’analisi dei risultati, grazie al team di lavoro dell’UOC Neurologia 5 – Neuropatologia, UOC Neurologia 6 – Neurofisiologia e UOC Neurologia 7 – laboratorio di bioingegneria; responsabili del progetto sono il dottor Pietro Tiraboschi, responsabile della Struttura Semplice Clinica delle Demenze e il dottor Davide Rossi Sebastiano, dell’UO Neurofisiopatologia insieme alla psicologa clinica, dottoressa Cristina Muscio.

L’analisi è condotta dalle ingegnere Elisa Visani e Dunja Duran. 

«Il nostro studio ha l’obiettivo di confermare quello che le volontarie e i volontari della nostra associazione sperimentano empiricamente ogni volta che prendono in mano i ferri e si sentono meglio - commenta il dottor Alberto Costa, presidente della onlus e oncologo senologo riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo all'avanzamento della cura dei tumori al seno-. Dal 2012, i volontari di Gomitolorosa, i medici sostenitori e amici promuovono, sostengono e raccomandano la Lanaterapia in dieci ospedali, da Messina, a Milano, perché credono fortemente che il lavoro a maglia o all’uncinetto rappresenti un’attività dalla quale trarre grandi benefici per la salute fisica e mentale e costituisca uno strumento integrativo del percorso di cura». 

Che il lavoro a maglia sia un efficace antidoto allo stress, il dottor Costa lo aveva già intuito nei quarant’anni al fianco di Umberto Veronesi, osservando nelle corsie degli ospedali le pazienti che lavoravano con l’uncinetto per ingannare il tempo in attesa di sottoporsi alle cure o agli esami.   «Lavorare a maglia distrae dalle preoccupazioni, aiuta a percepire meno il dolore, agevola i processi di socializzazione e migliora l’autostima perché implica un obiettivo e il suo raggiungimento», ha aggiunto ancora il medico.  

«Sono stati segnalati numerosi benefici per la salute mentale e il benessere derivanti da un'attività come il lavoro a maglia. Tuttavia i meccanismi sottesi ad eventuali benefici sono da approfondire. Questo progetto si fonda sull'ipotesi che il lavoro a maglia influisca sull’attenzione in modo simile alla meditazione, che a sua volta migliora salute mentale e benessere personale. Le basi neurali della meditazione sono state studiate fin dagli anni '70, anche tramite l’utilizzo di marcatori magneto/elettroencefalografici (M/EEG) e di risonanza magnetica funzionale»  spiega il dottor Pietro Tiraboschi del Besta. 

Le donne e gli uomini che svolgono abitualmente lavoro a maglia (frequenza settimanale di 5/7 giorni) di età compresa tra i 27 ed i 63 anni, posso partecipare a questo studio scrivendo una mail a: 

segreteria@gomitolorosa.org. 
La ricerca si svolgerà nella sede del Besta, a Milano.
Saranno escluse le persone claustrofobiche oppure portatrici di dispositivi elettromagnetici non rimovibili (pacemaker, protesi acustica non rimovibile, stimolatori spinali, pompe, derivazioni ventricolo-peritoneali). 



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