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Per convivere con il Parkinson meglio non fermarsi

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Pubblicato il: 14-01-2022

Per convivere con il Parkinson meglio non fermarsi © istock

Sanihelp.it - Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Neurology e condotto presso la Kyoto University, mantenersi attivi dalla diagnosi della malattia consente di avere meno problemi di equilibrio, nel camminare e si riesce più facilmente a svolgere le normali attività quotidiane anche in seguito, con il progredire della malattia.

Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver seguito 237 persone, età media 63 anni, con malattia di Parkinson negli stadi iniziali.

Queste persone sono state seguite per massimo 6 anni: quelli che hanno svolto almeno 4 ore alla settimana di esercizi di intensità da moderata a vigorosa, quindi quelli che regolarmente hanno ballato, camminato hanno evidenziato, a cinque anni dall’inizio dello studio,  un declino più lento dell’equilibrio e della camminata.

Anche i test cognitivi eseguiti dalle persone più attive hanno evidenziato un calo molto minore, rispetto alle persone scarsamente attive.

Il tenersi così impegnati non impedisce alla malattia di progredire, ma la rallenta.

Tale rallentamento sembra connesso anche con la costanza con la quale ci si dedica a queste attività.

Quando arriva una diagnosi di Parkinson, dunque, è fondamentale continuare ad essere attivi e anche chi non lo era prima della diagnosi, dovrebbe fare di tutto per diventarlo, per meglio convivere con la propria malattia. 



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