Agnocasto
Vitex agnus castus
Famiglia: Verbenaceae
Nomi comuni: Peperello
Nome inglese: chaste-tree berry, vitex, monk's pepper
Parte usata: Frutti
Area terapeutica: Malattie endocrinologiche, Malattie ginecologiche
Cos'è
L’agnocasto può essere o un singolo alberello o un arbusto alto da 1 a 6 m con fioritura estiva.
Le foglie sono decidue, hanno un odore simile a quello della salvia, di colore grigio verde; i fiori sono ermafroditi a forma di campanella.
Il frutto è una drupa di 3-4 mm, di forma leggermente allungata con il calice che ne avvolge la base, è di colore nero-rossastro, contiene 4 semi simili al pepe nero ecco perché viene anche chiamato monk’s pepper
Caratteristiche
L’agnocasto cresce lungo i letti dei torrenti e sulle sponde dei fiumi sia nel Mediterraneo che nell’Asia centrale, i maggiori paesi produttori di agnocasto sono l’Albania e il Marocco.
La pianta fiorisce in piena estate e dopo l’impollinazione sviluppa un frutto dal colore che può variare dal nero al marrone che si raccoglie a fine estate.
Cosa dice la scienza
Da sempre l’agnocasto è noto per la sua capacità di regolazione del sistema ovulatorio femminile, per questo si può utilizzare nelle emorragie provocate da insufficienza del corpo luteo, nelle menorragie, nella sindrome premestruale, nella ritenzione idrica della sindrome premestruale, nell’acne giovanile ormone-dipendente, nell’iperprolattinemia e nelle prime fasi della menopausa per la gestione dei disturbi climaterici.
A cosa serve
L’agnocasto si può utilizzare la cura di amenorrea e dismenorrea, per la cura della sindrome premestruale, per la mastalgia e la mastodinia, per il sanguinamento anovulatorio persistente, per l’infertilità , l’iperprolattinemia e la scarsa lattazione.
L’omeopatia utilizza l’agnocasto anche per la cura dei disturbi sessuali maschili, disturbi dell’allattamento e come sedativo delle turbe neurovegetative.
Come si assume
La dose media consigliata dalla Commissione E è di 40 mg\die di principio attivo.
Cenni storici
Il nome agnocasto deriva dal latino castitas, castitĂ e agnus agnello.
L’agnocasto veniva g ià menzionato da Plinio nel I secolo d.C. e nelle opere di Dioscoride, Ippocrate e Teofrasto.
Per Ippocrate l’agnocasto era in grado di curare le lesioni, le infiammazioni e l’ingrossamento della milza mentre macerare le foglie di agnocasto era utile per le emorragie e i postumi del parto.
In inglese l’agnocasto è chiamato chaste tree perché si pensava potesse azzerare la libido delle donne che l’assumevano.
Vi era inoltre l’usanza di mettere i boccioli di agnocasto nell’abito dei novizi nella speranza di sopprimerne la libido.
⚠️ Effetti collaterali e controindicazioni
L’agnocasto per la sua attività ormone-stimolante non deve essere assunto in gravidanza e allattamento, talvolta a causa della sua assunzione possono comparire esantemi pruriginosi e orticariodi.
Fonte: www.nccam.nih.gov
Avvertenza: Le informazioni riportate non sono consigli medici. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere del medico.