Sanihelp.it – Il punto G è probabilmente la zona del corpo femminile più discussa, cercata e fraintesa. Per decenni è stato descritto come un pulsante magico dell’orgasmo, ma la realtà scientifica è più sfumata e, per certi versi, ancora più interessante.
In questa guida facciamo chiarezza su cosa sia davvero il punto G, dove si trovi, se esista realmente secondo la scienza e come stimolarlo in modo efficace. Ci basiamo sulle evidenze più recenti, incluso lo studio italiano che ha introdotto il concetto di area CUV, un’evoluzione che cambia radicalmente il modo di intendere il piacere femminile.
Cos’è il punto G
Il punto G (o G-spot) è un’area particolarmente sensibile situata sulla parete anteriore della vagina, a circa 5-8 centimetri dall’ingresso. Non si tratta di un punto nel senso geometrico del termine, ma piuttosto di una zona erogena di dimensioni variabili da donna a donna.
Il nome deriva da Ernst Gräfenberg, ginecologo tedesco attivo nella prima metà del Novecento, anche se in realtà non fu lui a teorizzarne l’esistenza. A rendere celebre il concetto furono la psicoterapeuta Alice Kahn Ladas e la sessuologa Beverly Whipple negli anni Ottanta, con il loro libro “Il punto G – Tutte le verità sull’orgasmo”, che divenne un bestseller internazionale.
Da un punto di vista anatomico, questa zona corrisponde all’area in cui la parete vaginale anteriore si trova in prossimità dell’uretra e della parte interna del clitoride. È proprio questa vicinanza a spiegare perché la sua stimolazione possa risultare particolarmente piacevole.
Il punto G esiste davvero? La risposta della scienza
La domanda esiste il punto G? ha alimentato decenni di ricerche e dibattiti. La risposta, oggi, è più articolata di un semplice sì o no.
Diversi studi hanno cercato di identificare una struttura anatomica distinta corrispondente al punto G. Le biopsie condotte sulla parete vaginale non hanno evidenziato una zona a maggiore densità di terminazioni nervose rispetto al resto della vagina. Questo ha portato parte della comunità scientifica a considerare il punto G un mito.
Tuttavia, l’esperienza clinica e le testimonianze di molte donne raccontano una storia diversa: la stimolazione della parete vaginale anteriore produce effettivamente sensazioni intense in una percentuale significativa di donne, stimata intorno al 50%.
La svolta è arrivata nel 2014 con una ricerca italiana che ha cambiato il modo di guardare alla questione.
Dall’area CUV alla nuova comprensione del piacere femminile
Un team di ricercatori delle Università dell’Aquila e di Tor Vergata, guidato dal professor Emmanuele Jannini, ha pubblicato sulla rivista Nature Reviews Urology uno studio che ha ridefinito il concetto stesso di punto G.
Utilizzando per la prima volta l’ecografia durante il rapporto sessuale, i ricercatori hanno scoperto che il piacere vaginale non dipende da un singolo punto, ma da un’area molto più ampia e complessa, che hanno chiamato complesso clitoro-uretro-vaginale (CUV).
L’area CUV comprende il clitoride (con la sua estesa struttura interna, che può raggiungere i 10 centimetri), l’uretra e la parete vaginale anteriore. Questi tessuti interagiscono tra loro durante la stimolazione sessuale, creando quella risposta di piacere che per decenni è stata attribuita al punto G.
«La vagina non è un organo passivo, ma una struttura altamente dinamica, con un ruolo attivo nell’eccitazione sessuale», si legge nelle conclusioni dello studio.
In sostanza, il punto G nella sua accezione classica probabilmente non esiste come struttura anatomica isolata. Ma questo non significa che la stimolazione della parete vaginale anteriore non produca piacere: semplicemente, il meccanismo è più complesso e coinvolge un’area più vasta di quanto si pensasse.
Dove si trova il punto G
Se accettiamo l’idea che si tratti di un’area piuttosto che di un punto preciso, la zona di interesse si trova nella parete anteriore della vagina (quella rivolta verso l’ombelico), a una profondità compresa tra 5 e 8 centimetri dall’ingresso.
Al tatto, questa zona può risultare leggermente diversa dal tessuto circostante: più rugosa, più gonfia o con una consistenza lievemente spugnosa. Queste caratteristiche sono dovute alla presenza delle ghiandole di Skene (dette anche ghiandole parauretrali) e alla vicinanza con i tessuti interni del clitoride.
È importante sottolineare che la posizione esatta, le dimensioni e la sensibilità di quest’area variano molto da donna a donna. Alcune percepiscono una zona particolarmente reattiva, altre no. Entrambe le situazioni sono del tutto normali.

Come trovare il punto G: guida pratica
Trovare il punto G richiede pazienza, curiosità e assenza di fretta. L’esplorazione è più efficace quando avviene in un momento di rilassamento, senza pressioni legate alla performance.
Da sola
L’autoesplorazione è spesso il modo migliore per individuare la zona. Ecco i passaggi:
- Scegli un momento in cui sei rilassata e a tuo agio. Un bagno caldo può aiutare.
- Inserisci un dito (indice o medio) nella vagina con il palmo della mano rivolto verso l’alto.
- Piega leggermente il dito verso l’alto (verso l’ombelico) e cerca una zona dalla texture leggermente diversa: più rugosa o spugnosa rispetto al tessuto circostante.
- Prova diverse pressioni e movimenti: picchiettare delicatamente, fare piccoli cerchi, premere con una pressione costante.
- È normale avvertire inizialmente una sensazione simile allo stimolo urinario. Se continui la stimolazione, questa sensazione in genere si trasforma.
Se non avverti nulla di particolare, non c’è nulla di sbagliato. Come abbiamo visto, la sensibilità di quest’area varia enormemente da persona a persona.
In coppia
La comunicazione è fondamentale. Chi esplora dovrebbe seguire le indicazioni della partner, regolando pressione, velocità e posizione. Un consiglio utile: premere contemporaneamente con l’altra mano sul basso ventre (appena sopra l’osso pubico) può amplificare le sensazioni, perché si esercita una pressione sulla zona CUV anche dall’esterno.
Come stimolare il punto G
Una volta individuata l’area, le tecniche di stimolazione possono variare molto in base alle preferenze personali. Non esiste un metodo universale, ma alcuni approcci risultano efficaci per molte donne.
Con le dita
La stimolazione manuale è spesso la più precisa. Con uno o due dita inserite e piegate verso l’alto, si può esercitare una pressione ritmica sulla parete anteriore. I movimenti che funzionano più spesso sono quelli a vieni qui (flettendo le dita avanti e indietro) e i piccoli movimenti circolari.
L’utilizzo di un lubrificante può rendere l’esplorazione più confortevole, soprattutto nelle fasi iniziali.
Durante il rapporto
Non tutte le posizioni sessuali permettono la stessa stimolazione della parete anteriore. In linea generale, le posizioni in cui il pene o il giocattolo entra con un’angolazione verso l’alto (cioè verso l’ombelico della donna) favoriscono il contatto con quest’area.
La stimolazione del punto G può essere combinata con quella del clitoride per sensazioni più intense. Ricordiamo che, secondo il modello dell’area CUV, queste strutture sono anatomicamente connesse e la loro stimolazione simultanea può amplificare la risposta di piacere.
Le migliori posizioni per stimolare il punto G
Alcune posizioni sessuali favoriscono naturalmente il contatto con la parete vaginale anteriore. Ecco le più efficaci:
Lei sopra (cowgirl): la donna controlla l’angolo e la profondità della penetrazione, potendo inclinare il bacino in avanti per indirizzare la pressione sulla parete anteriore.
Da dietro (doggy style): l’angolazione naturale della penetrazione in questa posizione dirige la pressione verso la parete anteriore della vagina.
Missionario con cuscino: posizionare un cuscino sotto i fianchi della donna alza il bacino e modifica l’angolo di penetrazione a favore della zona G.
Lei seduta sul bordo del letto: con il partner in piedi, questa posizione permette un’angolazione favorevole e la possibilità di variare facilmente l’inclinazione.
Sperimentare diverse posizioni è il modo migliore per scoprire cosa funziona meglio per la coppia. L’importante è comunicare apertamente le sensazioni.
Punto G e area CUV: cosa dicono gli studi recenti
La ricerca scientifica sul piacere femminile ha fatto passi importanti negli ultimi anni, allontanandosi dalla visione semplicistica del pulsante magico.
Lo studio del team del professor Jannini (2014, Nature Reviews Urology) ha dimostrato che l’orgasmo vaginale, quando avviene, è il risultato della stimolazione coordinata di più strutture anatomiche: il clitoride interno, l’uretra e la parete vaginale. Questo complesso (CUV) funziona come un sistema integrato, non come un interruttore isolato.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso dalla ricerca è che l’area CUV varia significativamente da donna a donna, anche in relazione al ciclo ormonale. Questo spiega perché alcune donne percepiscono un punto G molto definito, mentre altre no.
La ricercatrice australiana Helen O’Connell ha inoltre dimostrato che la struttura interna del clitoride è molto più estesa di quanto si credesse, raggiungendo una lunghezza complessiva fino a 10 centimetri all’interno del corpo. Questa scoperta supporta l’idea che la stimolazione della parete vaginale anteriore agisca, in realtà, sulla parte profonda del clitoride.
Cosa significa in pratica: non cercare un punto preciso, ma esplorare un’area. Il piacere vaginale è il risultato di un sistema complesso, e la pressione perfetta varia da persona a persona e da momento a momento.
Il punto G maschile: cos’è il punto L
Anche gli uomini hanno una zona erogena particolarmente sensibile, spesso chiamata punto G maschile o punto L (dal nome della ricercatrice che lo ha descritto).
Si trova in corrispondenza della ghiandola prostatica, raggiungibile dall’esterno premendo delicatamente sul perineo (l’area tra scroto e ano) oppure internamente attraverso il retto. La stimolazione di questa zona può produrre sensazioni molto intense e orgasmi particolarmente profondi.
Come per il punto G femminile, l’esplorazione del punto L richiede pazienza, comunicazione e assenza di tabù. L’utilizzo di lubrificante è fortemente consigliato.
Domande frequenti sul punto G
Il punto G esiste davvero?
La comunità scientifica oggi ritiene che non esista un “punto” anatomicamente distinto, ma un’area più ampia e complessa (l’area CUV: complesso clitoro-uretro-vaginale) la cui stimolazione può produrre intenso piacere in molte donne. Non tutte le donne la percepiscono allo stesso modo, e questo è assolutamente normale.
Dove si trova esattamente il punto G?
La zona di riferimento si trova sulla parete anteriore della vagina (quella rivolta verso l’ombelico), a circa 5-8 centimetri dall’ingresso. Al tatto può risultare leggermente più rugosa o spugnosa rispetto al tessuto circostante.
Cos’è l’area CUV?
L’area CUV (complesso clitoro-uretro-vaginale) è un concetto introdotto da ricercatori italiani nel 2014 per descrivere l’insieme di strutture anatomiche coinvolte nel piacere vaginale: clitoride interno, uretra e parete vaginale anteriore. Sostituisce l’idea di un singolo “punto G” con una visione più realistica e complessa.
Esiste il punto G maschile?
Sì, il cosiddetto punto G maschile (o punto L) corrisponde alla zona della ghiandola prostatica, raggiungibile esternamente attraverso il perineo o internamente attraverso il retto. La sua stimolazione può produrre orgasmi molto intensi.
Quali posizioni stimolano il punto G?
Le posizioni che favoriscono un’angolazione verso la parete vaginale anteriore sono le più indicate: lei sopra (cowgirl), da dietro, missionario con il bacino sollevato da un cuscino. La cosa più importante è sperimentare e comunicare con il partner.
Perché non riesco a trovare il punto G?
Non trovare una zona particolarmente sensibile sulla parete vaginale anteriore è comune e non indica nessun problema. La sensibilità dell’area CUV varia molto da donna a donna e può cambiare anche in relazione al ciclo ormonale, al livello di eccitazione e al momento della vita. Il piacere sessuale non dipende dall’esistenza di un singolo punto.



