HomeNewsBasta parlare di punto G: è più corretto definirlo area CUV

Basta parlare di punto G: è più corretto definirlo area CUV

Stop alla leggenda del punto del piacere

Non c'è niente di più leggendario e ricercato nel mondo della sessualità del punto G: si tratterebbe di una zona erogena particolarmente sensibile posta nella parete anteriore della vagina, che se stimolata a dovere indurrebbe l'orgasmo femminile. Il merito di questo mito va ascritto al ginecologo Ernst Grafenberg, da cui il nome del famoso punto del piacere, ritenuto erroneamente lo scopritore di una tale incredibile struttura anatomica: peccato che la maggior parte della comunità scientifica, se non tutta, ritenga il punto G assolutamente inesistente, con buona pace dei maschietti che cercano di fare del loro meglio per trovare la scorciatoia verso la soddisfazione sessuale della propria partner.


Ad affossare ulteriormente la leggenda della zona erogena più famosa del mondo ci ha pensato ultimamente una sperimentazione italiana, che ha coinvolto i ricercatori delle Università de L'Aquila e di Tor Vergata, svolta in collaborazione con colleghi messicani e francesi e pubblicata tra l'altro sulla rivista specializzata Nature Urology. Ciò nonostante è presto per disperarsi: secondo questo studio, infatti, l'area del piacere sarebbe notevolmente più vasta, cosa che rende più complicato per gli uomini sbagliare completamente strada.

Gli scienziati hanno denominato questa zona anatomica con l'acronimo di CUV: complesso clitoro-uretro-vaginale. Esso include tessuti, ghiandole, muscoli e utero, tutte strutture anatomiche coinvolte nell'atto di provare piacere sessuale. Inoltre, la sperimentazione ci ha tenuto a riscattare la fama di questo organo genitale, considerato solitamente passivo: la vagina è al contrario un tessuto profondamente attivo, e come tale va considerato e rispettato. Tale monito, derivante dalla voce autorevole del dottor Emmanuele A. Jannini, endocrinologo e sessuologo della Università de L'Aquila, è rivolto in special modo a stigmatizzare il comportamento di quei ginecologi e chirurghi che fondamentalmente arrivano a maltrattare una struttura anatomica tanto complessa quanto sensibile.  

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