Sanihelp.it – Il carcinoma polmonare a piccole cellule, detto anche microcitoma, è una forma rara, molto aggressiva e a rapida crescita di tumore del polmone che rappresenta circa il 10-15% di tutti i casi. Il tumore del polmone si sviluppa principalmente nelle persone anziane ed è raro al di sotto dei 40 anni di età e più diffuso nella fascia compresa tra i 70 e i 74 anni. Ha una forte tendenza a diffondersi precocemente sia ai linfonodi vicini che a organi distanti. Sebbene anche persone che non abbiano mai fumato possano ammalarsi di cancro al polmone, il fumo di sigaretta è la principale causa di malattia (attribuita a oltre l’85% dei casi). Anche il fumo passivo può contribuire all’insorgenza della malattia.
Altri fattori meno comuni includono l’esposizione professionale a sostanze cancerogene, come amianto e radon, l’inquinamento atmosferico o una predisposizione genetica. Tuttavia, nessuno di questi fattori ha un impatto paragonabile a quello del tabacco, rendendo la prevenzione primaria attraverso la lotta al fumo la strategia più importante.
I disturbi più frequenti includono:
- Tosse persistente che peggiora
- Fiato corto (dispnea)
- Dolore toracico durante la respirazione profonda o quando si tossisce
- Sibili o respiro affannoso
- Calo di peso e perdita di appetito
- Stanchezza persistente
- Tosse con sangue (emottisi)
- Raucedine
- Febbre
Il trattamento del microcitoma polmonare dipende dallo stadio della malattia e dalle condizioni generali del paziente. In genere si utilizza la chemioterapia, con buoni tassi di risposta ma con un elevato rischio di recidiva, e la chemio-radioterapia. L’uso dell’immunoterapico durvalumab dopo chemio-radioterapia concomitante ha prolungato sia la sopravvivenza libera da progressione sia quella globale.
Una delle più recenti e promettenti frontiere terapeutiche in oncologia è la combinazione di pumitamig e l’ADC anti-B7-H3 elfetabart drozuntecan, che ha mostrato un tasso di risposta obiettiva del 70,4% nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule, e inoltre non sono state osservate tossicità dose-limitanti. L’attività precoce osservata con pumitamig più elfetabart drozuntecan è incoraggiante, come spiegano i ricercatori, ma i risultati devono comunque essere considerati preliminari. Strada sicuramente da seguire per combattere questa aggressiva forma tumorale.



