Sanihelp.it – È ormai un appuntamento sul calendario, perché la prevenzione incide profondamente sulla serenità di ogni donna. Oggi siamo molto più consapevoli del decorso dei tumori: trovare una lesione nelle sue fasi iniziali cambia radicalmente il percorso di cura. Grazie alla diagnosi precoce per il tumore al seno, le possibilità di guarigione aumentano, soprattutto se comparati ai casi più avanzati.
Tutto perché si interviene con tecniche conservative e meno invasive: per anni, la mammografia è stata l’unica sentinella in questa battaglia, ma oggi la medicina mette a disposizione strumenti avanzati. La tecnologia ha fatto passi avanti enormi, come nel caso della mammografia con tomosintesi 3D, servizio offerto dal Poliambulatorio San Martino.
Perché si parla di diagnosi precoce per il tumore al seno
Intercettare la malattia prima che si manifesti con segnali evidenti è l’obiettivo di ogni controllo. La diagnosi precoce serve proprio a questo: arrivare prima che la patologia abbia il tempo di evolversi e manifestarsi. Spesso, quando una donna avverte un cambiamento al tatto, il vantaggio temporale sulla malattia si è già ridotto; muoversi d’anticipo con gli esami strumentali è importante perché consente di agire nel momento di massima efficacia dei trattamenti.
Tra le iniziative più comuni vengono effettuati dei controlli regolari, e la continuità diagnostica rimane fondamentale: il medico radiologo confronta le immagini raccolte nel tempo, nota eventuali variazioni. L’attenzione costante non genera preoccupazione, ma, anzi, al contrario, svolge il ruolo di sentinella, per dare alle pazienti la certezza di una tutela reale.
I dati e la diffusione
I dati che arrivano dal rapporto “I numeri del cancro in Italia 2024” dicono una cosa precisa: il tumore alla mammella è ancora la neoplasia più diffusa nel Paese. Nel solo 2024 sono state registrate oltre 53.000 nuove diagnosi. In pratica, parliamo del 30,3% di tutti i tumori femminili in Italia. Se guardiamo il totale nazionale, senza distinzioni di genere, la quota è del 14,6%.
C’è un punto che scuote, ed è l’incidenza: i casi sono in leggera crescita, e purtroppo il fenomeno tocca spesso le donne più giovani. Osservando i numeri spunta una nota positiva che dà un senso alla prevenzione. Tra il 2006 e il 2021, la mortalità per le donne tra i 20 e i 49 anni è scesa del 16,2%. È un calo importante, anche se, purtroppo, questo tumore resta la prima causa di morte oncologica tra le donne, con un peso del 31%.
Queste cifre, oggi più che mai, servono a rimettere a fuoco un concetto: la diagnosi precoce è l’unica strada che sta permettendo a migliaia di donne di sopravvivere, insieme a un approccio multidisciplinare.
I segnali di tumore al seno
L’obiettivo principale dello screening è individuare eventuali anomalie quando sono ancora allo stadio iniziale e impercettibili, ma mantenere una buona consapevolezza del proprio corpo resta un passaggio importante. Esistono dei cambiamenti che meritano di essere riferiti allo specialista, come la presenza di un ispessimento o di un nodulo nel tessuto, una variazione nella forma della mammella o alterazioni della cute, che può apparire arrossata o con una trama diversa dal solito.
Occorre sottolineare che ogni cambiamento non indica necessariamente una patologia. Un rossore o una tensione localizzata possono dipendere da cause benigne e non devono diventare motivo di preoccupazione immediata. Il passo corretto è sempre il confronto con il proprio medico: esporre i propri dubbi permette di valutare serenamente se procedere con un esame diagnostico.
Cos’è la mammografia con tomosintesi 3D
Iniziamo prima da una distinzione: la mammografia tradizionale cattura un’immagine bidimensionale, dove i diversi strati del tessuto mammario appaiono sovrapposti. Invece, la tomosintesi 3D è un esame di secondo livello che acquisisce immagini su più piani: avviene mediante l’uso di un software dedicato che ricostruisce il volume del seno, così da dare la possibilità al radiologo di analizzare la mammella strato dopo strato.
Poter “leggere” il tessuto mammario con questa accuratezza è un vantaggio per i medici e per i pazienti, in particolare quando è il caso di individuare tumori molto piccoli.
Al Poliambulatorio San Martino di Piove di Sacco viene utilizzata la tecnologia HOLOGIC ® 3D, che integra sistemi di intelligenza artificiale per supportare il medico nella lettura delle immagini. Una strumentazione atta ad aumentare la qualità diagnostica e diminuire sensibilmente i falsi positivi.
È importante aggiungere che mammografia ed ecografia non sono esami che si escludono a vicenda, ma strumenti complementari. La mammografia individua le microcalcificazioni, spesso il primo segnale di un tumore in fase iniziale. L’ecografia, invece, sfrutta gli ultrasuoni ed è essenziale per definire se un nodulo è di natura solida.
Come e dove svolgere l’esame
Il Poliambulatorio San Martino, situato a Piove di Sacco, in provincia di Padova, è il punto di riferimento per le visite specialistiche tra le province di Venezia e Rovigo. L’esame si svolge in un ambiente accogliente e confortevole, dove la paziente viene guidata dal personale tecnico in ogni fase. La mammografia 3D richiede circa 5 minuti in totale, e il fastidio della compressione è ridotto al minimo grazie alle piastre progettate per adattarsi alla forma naturale della mammella.



