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Il riscatto che passa dalla pizza

Sanihelp.it – Il mestiere di pizzaiolo diventa uno strumento di riscatto sociale. Chef Ciro proprietario a Brescia della pizzeria San Ciro è convinto che la pizza sia molto più di un prodotto gastronomico. È una lingua universale, comprensibile a tutti, che può diventare un ponte tra chi arriva e chi accoglie, tra chi ha perso il lavoro e chi cerca una seconda possibilità. «Io sono partito da zero – racconta spesso – e se ce l’ho fatta è perché qualcuno mi ha dato fiducia. Ora tocca a me restituire». 


Per questo, dal 23 febbraio al 13 marzo 2026, a Brescia, prenderà il via un corso di Pizzaiolo della durata di 76 ore, organizzato da Politiche del Lavoro Srl in collaborazione con la Pizzeria San Ciro. Il corso è rivolto a persone disoccupate ed è finanziato dal programma GOL – Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori – di Regione Lombardia. Un progetto inserito nelle politiche attive del lavoro, con un obiettivo chiaro: trasformare una passione in competenza certificata e, soprattutto, spendibile nel mercato. 

Politiche del Lavoro Srl è un ente accreditato dalla Regione Lombardia per l’erogazione dei servizi al lavoro e alla formazione, attivo da anni sul territorio con sedi a Brescia, Bergamo e Milano. «La centralità della persona e la libertà di scelta sono i nostri principi guida- spiegano dall’ente.- In questo caso, la scelta è quella di puntare su un mestiere antico ma sempre attuale, capace di offrire concrete opportunità occupazionali». Per informazioni sul corso è possibile contattare la segreteria organizzativa al numero 030.6480467 o all’indirizzo [email protected]

Al termine del corso verranno rilasciati l’attestato di competenza di Pizzaiolo e l’attestato HACCP, passaggi fondamentali per un inserimento regolare nel settore della ristorazione. Il valore aggiunto, di quest’iniziativa, non sta solo nei certificati, ma nel metodo e nelle persone. Ciro Di Maio, infatti, da anni affianca immigrati e disoccupati nel loro percorso professionale. Li prende quando spesso sono relegati al ruolo di lavapiatti e li accompagna, giorno dopo giorno, verso la cucina e il banco della pizza. Spiega i gesti, corregge gli errori, trasmette un sapere che non è solo tecnico ma anche umano. «Il mestiere si impara stando accanto», ripete. E non si ferma alla formazione sul campo: quando può, aiuta anche con le procedure burocratiche, orientando chi è spaesato tra documenti e permessi.

C’è un episodio che racconta più di molti discorsi. A un suo dipendente, immigrato africano, Di Maio ha pagato il viaggio per tornare a casa a Natale, per rivedere i familiari che non potevano permetterselo. Un gesto semplice, che dice molto della sua idea di impresa: un luogo dove il lavoro non è solo produzione, ma relazione, responsabilità, cura. Ma non è il solo, Chef Ciro è noto a Brescia anche per il suo impegno nel carcere Canton Mombello di Brescia, dove ha insegnato l’arte bianca ai detenuti. Qualche tempo fa, si era dedicato anche alla formazione anche nel Rione Sanità di Napoli, una zona che a lui ricorda la via dove è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha abbracciato il suo progetto è stato quello alberghiero D’Este Caracciolo.

«Io ho lasciato Sud per cercare fortuna e l’ho trovata- spiega Ciro. – A Brescia ho costruito il mio successo professionale, ma oggi guardo oltre il mio locale. La pizza è uno strumento di emancipazione, un modo per restituire dignità a chi l’ha persa, per rimettere in moto vite rimaste ferme troppo a lungo. In un tempo in cui il lavoro è spesso precario e disumanizzato, iniziative come questa raccontano un’altra possibilità: quella di un’economia che include, che forma, che non scarta. Farina, acqua, lievito e mani che imparano. A volte basta questo per cambiare una storia».

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