Sanihelp.it – Il 25% delle donne sotto i 40 anni, colpite da tumore mammario, accetta di sottoporsi a trattamenti per il congelamento degli ovociti prima dell’inizio dei cicli di chemioterapia. È stato anche chiarito che la stimolazione ormonale cui vengono sottoposte non aumenta il rischio di recidiva. Sono i risultati dello studio PREFER coordinato dall’università di Genova, che è stato di recente presentato al meeting internazionale San Antonio Breast Cancer Symposium in USA. Il tumore al seno «non deve essere considerato come una malattia che interessa solo le donne in menopausa o over 65» spiega Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttore della Clinica di Oncologia medica dell’Irccs ospedale policlinico San Martino, università di Genova – «in Italia circa 1 caso su 10 colpisce donne under 40». Queste neoplasie richiedono una gestione che non si limita al fisico, ma riguarda anche il lato psicologico della donna, che spesso teme di non essere mai più in grado di concepire. La crioconservazione degli ovociti è una tecnica medica che permette di congelare le cellule uovo femminili, preservandole a temperature bassissime (azoto liquido a circa -196°C) per un uso futuro, posticipando la maternità o comunque proteggendo la fertilità prima di trattamenti oncologici o chirurgici. Si inizia somministrando ormoni per stimolare la produzione di più ovociti, dopo di che gli ovociti maturi vengono prelevati dall’ovaio, trattati con sostanze crioprotettrici e sottoposti a congelazione in azoto liquido. Quando sarà giunto il momento, gli ovociti saranno scongelati, fecondati in laboratorio e l’embrione così ottenuto trasferito nell’utero. Per molto tempo gli oncologi hanno considerato potenzialmente pericolosa la stimolazione ormonale, mentre invece il nuovo studio ha evidenziato che non vi sono problemi di recidive, stante anche il fatto che si tratta di un periodo limitato di tempo, intorno ai 10-15 giorni.
Tumore al seno e fertilità



