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Vaiolo delle scimmie: si trasmette anche con il sesso

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Sanihelp.it – In questi giorni sta facendo molto parlare di sé il vaiolo delle scimmie, o monkeypox, una infezione scatenata da un virus della stessa famiglia del vaiolo ma che, come ha ricordato l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in una nota, si distingue per una minore gravità rispetto al virus più famoso. Il monkeypox, noto da decenni, è diffuso in particolare in Africa, tra i primati e i piccoli roditori ma può essere trasmesso anche all’uomo, con contatto diretto con l’animale malato o con la sua saliva e altri fluidi corporei. Chi lo contrae accusa febbre, dolori muscolari, mal di testa, gonfiore ai linfonodi, stanchezza ed eruzioni cutanee (macule che poi gradualmente evolvono prima in papule, poi in vescicole, pustole e, infine, croste) in particolare su viso, palmi delle mani, piante dei piedi, mucose orali e genitali.

La malattia è relativamente infrequente tra gli uomini, tanto più al di fuori dell’Africa, però negli ultimi tempi sono stati segnalati alcuni casi in Portogallo, Spagna, UK e anche nel nostro Paese, tanto che Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha attivato un sistema di allerta e anche l’Istituto Superiore di Sanità ha creato una task force e ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare continuamente la situazione nazionale.

Sono stati allertati i centri per le infezioni sessualmente trasmesse perché il virus può trasmettersi anche da uomo a uomo, attraverso il contatto diretto e stretto con le lesioni cutanee della persona infetta, con goccioline di saliva emesse respirando e in generale con fluidi corporei infetti e, quindi, anche attraverso rapporti sessuali non protetti.  L’ISS ha evidenziato come finora i casi  di monkeypox siano stati maggiormente riscontrati in giovani maschi che fanno sesso con maschi. Tale precisazione ha suscitato però qualche perplessità nella Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCEO) che, attraverso il portale Dottore ma è vero che?, ha sottolineato come in questo modo ci sia il rischio di determinare uno stigma su una determinata categorie di persone e ha ribadito come quella sessuale (non solo omosessuale) sia solo una delle modalità di trasmissione del virus: secondo la FNOMCEO sono anzi « a maggior rischio il personale sanitario oppure i membri della famiglia dei casi attivi».

L’ISS raccomanda comunque, a scopo preventivo, di «evitare il contatto con persone con febbre e valutare con attenzione, prima di ogni contatto personale stretto o contatto sessuale, la presenza di eventuali manifestazioni cutanee inusuali (quali vescicole o altre lesioni) sulla cute del partner». Ovviamente in presenza di sintomi come febbre e manifestazioni cutanee è fondamentale rivolgersi al proprio medico. In generale l’infezione tende a risolversi spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche (in alcuni casi possono però essere somministrati antivirali se necessario); a seconda delll’entità dell’esposizione al virus e dello stato di salute del paziente, c'è il rischio di possibili complicanze (come infezioni secondarie).

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