Sanihelp.it – Il sesso diventa l’unico pensiero: il desiderio di consumare rapporti sessuali è tale da spingere a fare di tutto per poterlo soddisfare, fino a interferire con le normali relazioni sociali, famiglia, lavorative. È questa quella che gli esperti definiscono come sex addiction, cioè una dipendenza cronica dal sesso.
Siamo generalmente abituati a parlarne in relazione a personaggi famosi, uomini che già per il loro ruolo sociale riscuotono fascino e ammirazione da parte delle donne e non faticano, certo, ad alimentare la loro dipendenza con incontri occasionali frequenti. Chi non ricorda Tiger Woods e la lista di innumerevoli partner con cui avrebbe tradito la moglie, prima di sottoporsi volontariamente a un programma di disintossicazione dal sesso, in clinica.
Ma oggi anche la sex addiction si fa più democratica e interessa sempre più uomini non famosi: secondo quanto segnalato dal Daily Mail, in Gran Bretagna il ricorso alle cure tra la gente comune è in crescita e gli esperti dichiarano di trattare 2-3 casi a settimana. Anche l'American Psychiatric Association (Apa), che pubblica il manuale di riferimento della psichiatria internazionale, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, sta valutando l’inserimento del disturbo nella categoria delle patologie psichiatriche nella prossima edizione del manuale, prevista per il 2012.
E in Italia? Secondo gli esperti i casi di dipendenza dal sesso non mancano neppure sul suolo nazionale, con una tendenza in crescita soprattutto tra gli over 60, come antidoto alla paura di invecchiare (come abbiamo già avuto modo di spiegare poche settimane fa), ma la cultura dominante nel nostro Paese ostacola la percezione della dipendenza dal sesso quale reale disturbo: il numero di rapporti sessuali, anche se svincolati dall’affettività, vengono più che altro visti come una scelta di godersi la vita e un segno di virilità.


