Sanihelp.it – Certo, camminare è decisamente meglio della sedentarietà, ma non si ottiene la stessa efficacia della corsa. Tuttavia, si può dimagrire camminando, ma bisogna rispettare alcune regole, cioè raggiungere una durata e una frequenza sufficienti. Una camminata veloce (5-6 km/h) per 40-50 minuti, 4-5 volte a settimana, permette di bruciare circa 300-500 calorie. Durate inferiori possono apportare benefici cardiovascolari e metabolici, ma spesso non sono sufficienti, da sole, a determinare un calo ponderale evidente. Bisogna camminare a passo sostenuto, non semplicemente passeggiare, mantenendo una postura eretta, guardando avanti, contraendo gli addominali e utilizzando il movimento delle braccia (gomiti a 90°) per aumentare il dispendio energetico. Per aumentare il dispendio calorico, si può camminare su terreni irregolari o inserire pendenze nel percorso. Bisogna però iniziare progressivamente, per non andare incontro a dolori muscolari o a infiammazioni. Cosa accade all’organismo durante una camminata sostenuta? Inizialmente, l’organismo utilizza soprattutto le riserve di carboidrati rapidamente disponibili, sotto forma di glicogeno muscolare ed epatico, poi vengono utilizzati gli acidi grassi come fonte di energia. Importante è anche idratarsi, magari integrando con sali di potassio e magnesio La perdita di peso non dipende solo dalle calorie bruciate durante la camminata, ma vi è un miglioramento della sensibilità all’insulina, una riduzione della tendenza all’accumulo di grasso viscerale e la modulazione di ormoni legati all’appetito, come per esempio la leptina e la grelina. Ricordiamo che, per dimagrire, qualunque attività dev’essere associata a una dieta adeguata e controllata, altrimenti non si può creare il bilancio negativo indispensabile a smaltire i grassi. L’esercizio fisico può mettere appetito, ma non bisogna cadere nella trappola, si deve mantenere un certo autocontrollo!
Dimagrire camminando? Si può
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