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Cellule CAR-T: maggiore tossicità per le donne

Sanihelp.it – Le cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) sono linfociti T del sistema immunitario prelevati dal paziente e modificati geneticamente in laboratorio per riconoscere e distruggere in modo selettivo le cellule tumorali. Attualmente, le terapie con cellule CAR-T sono utilizzate soprattutto per trattare specifici tumori del sangue (oncoematologici) che non hanno risposto ad altri trattamenti. Essendo una terapia molto potente, può scatenare reazioni infiammatorie importanti.


Una ricerca recentemente pubblicata su Nature Communications rivela che le donne sembrano avere una probabilità significativamente maggiore rispetto agli uomini di manifestare effetti tossici, in particolare la sindrome da rilascio di citochine (CRS) e neoplasie secondarie come la leucemia. La sindrome da rilascio di citochine (CRS) si manifesta con febbre alta, brividi e difficoltà respiratorie. Si è osservata inoltre neurotossicità, con sintomi quali confusione, tremori o difficoltà di linguaggio. Per quanto riguarda le neoplasie secondarie si è visto che le donne avevano una maggiore probabilità rispetto agli uomini di sviluppare leucemie e neoplasie maligne varie e non specificate, ma una minore probabilità di sviluppare neoplasie cutanee. Inoltre, si può riscontrare tossicità a carico di diversi organi e apparati, soprattutto disturbi del metabolismo osseo, del calcio, del magnesio e del fosforo. Queste disparità non sono state osservate nei casi di confronto trattati con altre terapie oncologiche.

Come mai queste differenze? In genere il sistema immunitario femminile tende a essere più reattivo, cosa che può amplificare la risposta infiammatoria scatenata dalle CAR-T.

Un altro fattore può essere la diversa componente ormonale nei due sessi, in quanto gli ormoni possono influenzare il comportamento delle cellule immunitarie e la produzione di citochine. Infine, bisogna tenere in considerazione la diversa composizione corporea: differenze nel volume di distribuzione dei farmaci e nella massa corporea possono incidere sulla tollerabilità dei trattamenti.

«Questi risultati suggeriscono la potenziale necessità di una maggiore vigilanza nel monitoraggio delle complicanze infettive e degli eventi avversi a lungo termine di natura neoplastica nelle pazienti di sesso femminile sottoposte a terapia con cellule CAR-T» concludono gli autori. «ed evidenziano la necessità di ulteriori ricerche sulle strategie di gestione clinica per garantire approcci di medicina di precisione nelle terapie oncologiche».

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