Sanihelp.it – Il cancro della prostata è il tumore maschile più diffuso sia in Italia che nei paesi industrializzati, e l’incidenza è in crescita, sia a causa dell’invecchiamento della popolazione, sia per la maggiore diffusione di test come il PSA (proteina chiamata Antigene Prostatico Specifico, misurabile nel sangue). Tuttavia, valori aumentati di PSA nel sangue non danno la certezza della presenza di un tumore alla prostata, ma possono essere riscontrati anche in caso un’iperplasia (ingrossamento) prostatica benigna, di infezioni urinarie o in caso di recente attività sessuale. Le terapie per il tumore alla prostata variano in base allo stadio della malattia e includono la rimozione della prostata, la radioterapia e la chemioterapia, il trattamento ormonale e l’immunoterapia.
Aggiungere la radioterapia stereotassica alla terapia farmacologica standard modifica in modo significativo la storia clinica del carcinoma della prostata oligometastatico (con un numero limitato di metastasi). È quanto emerge dai risultati a lungo termine dello studio italiano ARTO, coordinato dalla Struttura Organizzativa Dipartimentale di Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria Careggi di Firenze, recentemente pubblicati sulla rivista internazionale The Lancet Oncology, che mostrano una riduzione del 45% del rischio di morte complessivo, e del 63% di quello legato specificamente al tumore, rispetto alla sola terapia farmacologica. Lo studio, che è stato condotto in 16 centri italiani, ha coinvolto 157 uomini con carcinoma prostatico oligometastatico resistente alla castrazione, con l’obiettivo di indagare l’effetto sinergico della radioterapia stereotassica – una moderna tecnica di radioterapia ad altissima precisione in grado di colpire con dosi elevate lesioni tumorali molto piccole – con il trattamento farmacologico a base di abiraterone acetato e prednisone. La radioterapia stereotassica è una tecnica che permette di erogare dosi molto elevate di radiazioni su bersagli millimetrici, risparmiando i tessuti sani circostanti.
Il trattamento è indolore e il paziente non è in nessun momento radioattivo e può proseguire la sua normale vita di relazione.
Gli effetti collaterali sono di solito lievi e temporanei, come disturbi urinari, tra cui aumento della frequenza delle minzioni, intestinali (feci molli, episodi di sanguinamento) e affaticamento, ma possono variare da paziente a paziente.



