Sanihelp.it -Nel panorama globale della cosmesi e della cura della persona, l’impatto sociale dei grandi marchi si riflette sempre più nella difesa dell’inclusività e del benessere psicofisico. In questo contesto si inserisce l’impegno di Sephora nel promuovere un’idea di bellezza svincolata da pregiudizi, discriminazioni e condizionamenti sociali.
Sephora, leader globale nella distribuzione di prodotti di bellezza prestige, ha annunciato il lancio del progetto Hearts Not Hate, la sua prima iniziativa globale dedicata alla lotta contro l’odio e le discriminazioni legati all’aspetto fisico. L’iniziativa rappresenta un nuovo passo nel consolidamento dell’impegno del brand a promuovere un mondo fatto di ispirazione e inclusione, fondato sulla convinzione che l’aspetto fisico debba essere una forma di espressione di sé e non una ragione di giudizio o esclusione.
Per comprendere la portata del fenomeno, Sephora ha commissionato a Ipsos una ricerca globale condotta su oltre 20.000 persone in 10 mercati (Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Messico, Singapore, UAE, Regno Unito e USA). I dati hanno evidenziato come sette adulti su dieci abbiano sperimentato una forma di discriminazione o giudizio legati all’aspetto fisico, percentuale che sale all’85% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Tali esperienze influenzano pesantemente la vita quotidiana: il 76% dei colpiti ha limitato le proprie abitudini, evitando contesti in cui poteva essere osservato (45%), persone o gruppi (55%), luoghi specifici (45%) ed eventi sociali (39%).
I principali fattori alla base delle discriminazioni sono la corporatura o il peso (37%), il colore della pelle o l’etnia (35%) e l’orientamento sessuale (29%). Sebbene l’82% degli intervistati ritenga che i social media abbiano reso queste situazioni più frequenti, quasi il 90% degli episodi di giudizio avviene offline.
“La bellezza ha il potere di aiutare le persone a esprimere chi sono e a sentirsi sicure della propria identità, ma purtroppo l’aspetto fisico è ancora troppo spesso motivo di giudizio o esclusione. In qualità di leader globale nel settore della bellezza, abbiamo la responsabilità di contribuire a trasformare una cultura del giudizio in una cultura dell’accettazione e della positività”, ha dichiarato Deborah Yeh, Global Chief Marketing Officer di Sephora. “Con il progetto Hearts Not Hate vogliamo dare visibilità a questo fenomeno, fornire ai nostri dipendenti e alle nostre community gli strumenti per intervenire e contribuire a creare un mondo più inclusivo. Questo è solo l’inizio di un lungo percorso e, mentre lo intraprendiamo, continueremo ad ascoltare, imparare e adattarci per offrire un supporto concreto in tutti i mercati in cui siamo presenti.”
“Questa ricerca offre una prospettiva inedita e trasversale su un fenomeno che può assumere forme diverse. Ciò che emerge non è soltanto la diffusione di queste esperienze, ma anche il modo in cui possono influenzare la quotidianità delle persone: dove vanno, come si sentono e quanto liberamente riescono a esprimere chi sono. La ricerca evidenzia inoltre un chiaro divario tra la consapevolezza del problema e la capacità di sapere come intervenire e offrire supporto”, ha dichiarato Adélaïde Zulfikarpasic, Managing Director della Society Division di Ipsos BVA.
Nonostante il 57% degli intervistati abbia assistito a episodi di giudizio o bullismo, l’81% riconosce di non sapere come comportarsi. Per colmare questo divario, Sephora ha affidato alla non profit Right To Be la creazione del programma “Sephora H.E.A.R.T.S. Training”. Dal 2027, l’organizzazione porterà nei vari mercati una formazione specifica per dipendenti e comunità locali.
Per celebrare il lancio, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale (9 e 10 ottobre), Sephora ha destinato 1 euro per ogni prodotto Sephora Collection venduto a Right To Be e ad altre organizzazioni partner.
“Questa partnership rappresenta un investimento storico nel movimento per porre fine all’odio legato all’aspetto fisico. Siamo profondamente grati a Sephora per la sua leadership e per aver dimostrato che rendere il mondo un luogo più bello significa innanzitutto renderlo più sicuro, inclusivo e umano. Insieme, attraverso Hearts Not Hate, stiamo fornendo a milioni di persone gli strumenti concreti per trasformare il sostegno in azione e permettere a tutti di esprimere liberamente chi sono, senza paura”, ha dichiarato Emily May, Co-Founder e President di Right To Be.



