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Bianca Balti, dalla paura alla normalità

La modella ha una mutazione genetica

Sanihelp.it – Prima Angelina Jolie, quasi 10 anni fa, oggi la nostra Bianca Balti: si accendono i riflettori sulla mastectomia preventiva proprio grazie alle scelte private di due donne belle e famose, che hanno trasformato un evento della propria vita in un'importante occasione di sensibilizzazione.


La decisione di asportare entrambe le ghiandole mammarie nasce infatti dall'individuazione di una mutazione genetica che aumenta moltissimo il rischio di ammalarsi di tumore al seno e alle ovaie. Ma come si arriva a questo passo?

Un rischio, non una certezza

«La mutazione viene individuata da un test genetico, che si esegue analizzando il DNA di un campione di sangue, con un prelievo», spiega Francesco Stagno d'Alcontres, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE). Se il test individua una mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 la donna si trova di fronte a due possibilità: fare controlli molto serrati, per intercettuare un eventuale tumore in fase iniziale, oppure sottoporsi alla mastectomia preventiva. «Anche se la presenza dei geni mutati aumenta molto il rischio di sviluppare il tumore – dice ancora Stagno d'Alcontres – è importante ricordare che non tutte le persone portatrici di mutazioni si ammaleranno». Allo stesso modo, la mastectomia preventiva non dà l'assoluta certezza di evitare il tumore, che – anche se in casi molto rari – si può manifestare nei pochi tessuti mammari rimasti. Insomma, è un percorso individuale, da fare con il massimo delle informazioni e della consapevolezza, ben sapendo che non è mai facile. Se le mammografie ed ecografie frequenti fanno spesso vivere le donne in uno stato di preoccupazione costante, la mastectomia preventiva porta con sé il trauma dell'amputazione e i passi chirurgici necessari per ricostruire.

La ricostruzione dopo la mastectomia preventiva

Con la mastectomia preventiva vengono asportate entrambe le ghiandole mammarie, decidendo caso per caso se sacrificare o preservare il manto cutaneo (in questo secondo caso si parla di mastectomia skin sparing; nipple sparing se si conserva anche il complesso areola-capezzolo).

Se la mastectomia è stata effettuata senza conservazione del manto cutaneo, innanzitutto è necessario impiantare gli espansori, dispositivi che vengono progressivamente riempiti di soluzione fisiologica, con lo scopo appunto di espandere i tessuti di rivestimento. Dopo 6-12 mesi, gli espansori vengono sostituiti dalle protesi, solitamente rivestite dalle matrici dermiche acellulari. Grazie a queste membrane di collagene si rinforza la cute (i tessuti di rivestimento rimasti possono essere molto sottili) e un risultato estetico migliore.

Invece, se sono stati conservati i tessuti di rivestimento, si procede alla ricostruzione impiantando direttamente le protesi, sempre rivestite dalle matrici dermiche.

«Anche se eseguita con tutti gli accorgimenti, però, la ricostruzione che segue alla mastectomia preventiva tendenzialmente dà risultati meno gradevoli degli altri interventi post oncologici alla mammella, che in tanti casi sono addirittura sovapponibili a quelli degli interventi estetici», dice ancora Stagno d'Alcontres. Ovviamente, bellezza e rischio molto elevato di ammalarsi di tumore non possono essere messi sullo stesso piano, ma è fondamentale sapere, sapere tutto. Anche che, come sottolinea Stagno d'Alcontres «non è mai una scelta facile».

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