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Chetoni esogeni: cosa sono, cosa dice l’etichetta e quando hanno senso

Sanihelp.it – I chetoni esogeni sono corpi chetonici assunti dall’esterno anziché prodotti dal fegato, quasi sempre sotto forma di beta-idrossibutirrato legato a un minerale come calcio, magnesio o sodio. Non vanno confusi con la chetosi nutrizionale, lo stato metabolico che dipende dalla riduzione dei carboidrati nella dieta. La differenza tra le due cose determina quando un integratore di chetoni esogeni ha effettivamente senso.


Cosa sono i chetoni esogeni

I corpi chetonici sono tre molecole: acetoacetato, beta-idrossibutirrato e acetone. Il fegato le produce da solo quando i carboidrati nella dieta sono molto pochi. In quel caso si parla di chetoni endogeni, cioè prodotti all’interno del corpo.

Esogeno significa il contrario: la molecola è la stessa, ma arriva dall’esterno. Negli integratori si usa quasi sempre il beta-idrossibutirrato, abbreviato in BHB.

C’è un dettaglio chimico che spiega le etichette. Il BHB puro è un acido e, in polvere, non sarebbe stabile. Per questo viene legato a un minerale e diventa un sale. Sulle confezioni, ad esempio su quelle di BeKeto, compaiono quindi diciture come BHB di calcio, BHB di magnesio o BHB di sodio. Esistono anche gli esteri chetonici, una forma diversa e meno diffusa, di solito liquida.

Il punto da tenere a mente è la distinzione con la chetosi nutrizionale. Quest’ultima è uno stato metabolico: con pochi carboidrati, il corpo cambia fonte di energia e produce chetoni da sé. Assumere un sale di BHB non attiva quel passaggio e non sostituisce la dieta. Sono due cose diverse, anche se in entrambi i casi si parla di BHB.

L’espressione chetoni esogeni indica quindi una categoria di prodotto, non uno stato del corpo. In commercio si trovano soprattutto in polvere da sciogliere in acqua, più raramente in capsule o in bevande pronte. La forma cambia il modo d’uso e la lettura dell’etichetta, non la molecola di partenza.

Come leggere l’etichetta di un integratore di chetoni esogeni

Il primo errore è guardare il peso della polvere. Una porzione da 10 o 12 grammi non contiene 10 o 12 grammi di BHB, perché nella polvere ci sono anche aromi, dolcificanti e agenti di carica.


Alcune formule di chetoni esogeni vendute da marchi specializzati, come BeKeto, dichiarano in etichetta la quantità esatta di miscela BHB per confezione e la ripartizione tra calcio, magnesio e sodio, un dato che non sempre viene riportato in modo esplicito. È il modo più diretto per capire quanto beta-idrossibutirrato (BHB) contiene davvero ogni sale di BHB indicato. Prima di scegliere, conviene confrontare questo numero, non solo il prezzo per porzione.

Un esempio concreto aiuta. La confezione BeKeto da 150 g dichiara 75.261 mg di miscela BHB in totale, per 13 porzioni: circa 5,8 g di BHB in un misurino da 11,5 g, cioè poco più della metà del peso.

Il secondo dato da cercare è la ripartizione dei sali. Nel prodotto di BeKeto è in parti uguali: 25.087 mg ciascuno di BHB di calcio, di magnesio e di sodio. Non è un dettaglio tecnico fine a sé stesso, perché ogni sale porta con sé il proprio minerale.

Il terzo punto riguarda i dolcificanti e gli aromi. Le polveri sono quasi sempre aromatizzate, per coprire il gusto dei sali. In etichetta vale la pena controllare quali dolcificanti sono presenti, soprattutto se se ne usano già altri durante la giornata.

Infine, le modalità d’uso. Il dosaggio consigliato è quello indicato dal produttore sulla confezione e non va superato.

Quando ha senso assumerli

Chi sceglie i chetoni esogeni lo fa in genere in tre situazioni, quelle con il razionale più solido secondo la letteratura divulgativa.

La prima è la fase di adattamento alla dieta chetogenica, cioè le prime settimane in cui si riducono i carboidrati e si cambia il modo di mangiare.

La seconda riguarda chi si allena in condizioni di deplezione di carboidrati, per esempio chi pratica sport seguendo un’alimentazione chetogenica.

La terza è il rientro dopo uno sgarro, quando un pasto ricco di carboidrati ha interrotto la chetosi e si riprende la dieta.

Nella pratica, la polvere si scioglie in un bicchiere d’acqua usando il misurino della confezione. Chi la usa in relazione all’attività fisica la colloca in genere prima dell’allenamento. Il gusto scelto si decide in base alle preferenze: le formule citate sono proposte in più aromi, tra cui Frutta Tropicale, Pesca Succosa e Mango.

In tutti e tre i casi resta valido quanto detto sopra: il BHB assunto non sostituisce la restrizione dei carboidrati e un integratore non compensa un pasto sbilanciato. Non ci sono prove sufficienti per considerarli necessari a chi segue una dieta chetogenica ben impostata.

Fuori da queste situazioni, il rapporto tra costo e beneficio si riduce. Anche il prezzo va messo sul piatto: una confezione BeKeto costa 29,90 euro per 13 porzioni, ed è una spesa da valutare con attenzione se l’idea è un uso quotidiano e continuativo.

Come verificare se stanno funzionando

Per sapere che cosa succede davvero, l’unico strumento affidabile è la misurazione. I metodi più diffusi, però, non misurano la stessa cosa.

Il chetometro misura il BHB nel sangue con una goccia prelevata dal polpastrello, come avviene per la glicemia. È l’unico metodo che rileva i chetoni in circolo in quel momento.

Le strisce urinarie funzionano in modo diverso. Rilevano l’acetoacetato presente nelle urine, cioè i chetoni eliminati, non quelli circolanti. Sono economiche e non richiedono punture, ma non misurano il BHB. Con i chetoni esogeni, quindi, possono dare un’indicazione poco utile o fuorviante.

C’è poi un limite da non dimenticare. La lettura del chetometro non va interpretata come prova di chetosi nutrizionale, che dipende dalla dieta dei giorni precedenti.

Anche il costo è diverso. Il chetometro richiede strisce dedicate ai chetoni, distinte da quelle per la glicemia, e ogni misurazione costa più di una striscia urinaria. Può quindi avere senso riservarlo a verifiche puntuali, invece di usarlo ogni giorno.

Per confrontare le misurazioni tra loro, conviene farle sempre alla stessa ora e alla stessa distanza dai pasti.

Effetti collaterali e chi deve prestare attenzione

Gli effetti indesiderati riportati più spesso sono gastrointestinali: nausea, gonfiore o feci molli. Dipendono dalla dose e compaiono più facilmente se si assume subito una porzione piena o se si supera quanto indicato in etichetta. Conviene quindi iniziare da mezza porzione e salire nell’arco di qualche giorno, sempre entro la dose indicata.

Il secondo aspetto è il carico di minerali, in particolare il sodio. Nei sali di BHB il minerale non è un dettaglio: nel prodotto di BeKeto, per esempio, un terzo della miscela è BHB di sodio. Chi segue un’alimentazione a basso contenuto di sodio su indicazione del medico deve tenerne conto, così come chi usa già integratori di sali minerali ed elettroliti, per non sommarli senza fare i conti.

Ci sono poi situazioni in cui è meglio parlarne prima con il proprio medico: se si assumono farmaci in modo regolare, in gravidanza e durante l’allattamento, oppure se la dieta chetogenica è stata impostata su indicazione clinica. In questi casi la scelta non va fatta da soli.

Come per tutti gli integratori, infine, vale una regola semplice: non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata né di uno stile di vita sano.

Letti con attenzione, i numeri in etichetta dicono molto più della confezione. Sapere quanto BHB contiene una porzione, come sono ripartiti i sali e che cosa si può misurare davvero permette di decidere con calma se un integratore di chetoni esogeni serve oppure no. Il primo passo resta sempre la lettura attenta dell’etichetta.

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