Sanihelp.it -La parola chiave è prevenzione. La parodontite grave è molto meno frequente nei bambini, ma la gengivite è estremamente comune: interessa circa un bambino o adolescente su due. Inoltre, alcune forme parodontali, pur rare, possono essere rapidamente distruttive o rappresentare il primo segnale di una condizione generale. Questo non significa che ogni gengivite evolverà in parodontite, ma che non dobbiamo aspettare l’età adulta per occuparci delle gengive. Abbiamo parlato di questo importante tema con il dottor Massimiliano Rea Odontoiatra presso il Poliambulatorio ErreEsse di Ferrara.
Un’interessante indicazione arriva anche da un recente studio dell’Università di Ferrara, condotto da Leonardo Trombelli, Jenny Guidorzi, Dimitris Tatakis e Roberto Farina. I ricercatori hanno rivalutato dopo 25 anni alcuni soggetti che, da giovani adulti, avevano mostrato una risposta infiammatoria molto diversa alla stessa quantità di placca batterica. Tra le 17 persone tornate al controllo, tutti gli otto soggetti inizialmente classificati come “forti risponditori” all’infiammazione gengivale presentavano una forma di parodontite, prevalentemente iniziale e localizzata, contro tre dei nove “deboli risponditori”.
Il numero dei partecipanti è molto limitato e lo studio non permette di trarre conclusioni definitive, ma suggerisce un concetto importante: a parità di placca, non tutti reagiamo allo stesso modo e una risposta gengivale particolarmente intensa in giovane età potrebbe indicare una maggiore vulnerabilità futura. Intercettare precocemente l’infiammazione permette quindi di correggere l’igiene, individuare eventuali fattori di rischio e programmare controlli personalizzati.
I segnali più caratteristici sono gengive arrossate o gonfie, papille tra i denti aumentate di volume e sanguinamento durante lo spazzolamento. La gengivite, inoltre, è spesso indolore: proprio per questo può essere sottovalutata.
La prevenzione si basa soprattutto sul controllo quotidiano del biofilm, cioè della placca batterica: lavare i denti due volte al giorno con un dentifricio al fluoro, pulire gli spazi interdentali con strumenti adatti all’età e dedicare particolare attenzione alle zone difficili da raggiungere, soprattutto in presenza di apparecchi ortodontici o denti in eruzione. Nei bambini più piccoli il genitore deve eseguire o supervisionare lo spazzolamento; il passaggio all’autonomia deve essere graduale. Anche i controlli odontoiatrici regolari sono importanti: almeno annuali nei soggetti senza particolari fattori di rischio e più frequenti quando necessario.
Il dentista deve interpretare ciò che vede alla luce dell’età, della fase di crescita e del tipo di dentizione. Un dente che sta erompendo può creare una falsa tasca gengivale, mentre i tessuti più giovani, maggiormente vascolarizzati, possono sanguinare più facilmente durante il sondaggio. Anche la pubertà può accentuare la risposta infiammatoria alla placca. Per questo i parametri utilizzati nell’adulto non possono essere applicati automaticamente.
Oltre a colore, volume e consistenza delle gengive, l’odontoiatra deve valutare placca e tartaro, mobilità dentale, eventuale perdita di attacco o di osso, affollamento, respirazione orale, carie, apparecchi ortodontici, abitudini di igiene, farmaci assunti e possibili fattori sistemici. Il sondaggio parodontale va adattato all’età e interpretato con cautela nei denti non completamente erotti; anche le radiografie devono essere eseguite soltanto quando esiste una reale indicazione clinica.
È fondamentale, soprattutto quando il paziente è molto giovane. Il consensus ha censito oltre settanta condizioni genetiche, congenite o acquisite che possono interessare direttamente il parodonto oppure modificare la comparsa, la progressione e la risposta alle cure delle malattie gengivali. Ne sono esempi alcune alterazioni immunitarie o ematologiche, il diabete, la sindrome di Down e alcune rare malattie genetiche.
Questo non significa che dietro ogni sanguinamento gengivale si nasconda una malattia generale. Il sospetto nasce quando l’infiammazione è sproporzionata rispetto alla quantità di placca, non migliora dopo una corretta igiene professionale e domiciliare, si associa a mobilità precoce dei denti, perdita ossea, ulcerazioni, infezioni ricorrenti o ad altri segni clinici. In questi casi l’odontoiatra deve collaborare con il pediatra o con gli altri specialisti, eventualmente richiedendo esami mirati. La bocca non è separata dal resto dell’organismo e, qualche volta, può essere il luogo in cui compare il primo campanello d’allarme.
Il messaggio finale è semplice: una gengiva sana non sanguina abitualmente. Il sanguinamento è molto comune, ma “comune” non significa “normale”. Un episodio isolato può dipendere da un piccolo trauma; se invece la gengiva sanguina ripetutamente durante lo spazzolamento, appare gonfia, arrossata o cambia forma, è opportuno parlarne con il dentista. La valutazione va anticipata in presenza di dolore, ulcerazioni, pus, alito cattivo persistente, recessioni, mobilità dentale o peggioramenti rapidi.
Non bisogna smettere di spazzolare perché compare sangue: occorre continuare delicatamente e con una tecnica corretta, facendosi aiutare dal professionista. Nella maggior parte dei casi la gengivite legata alla placca è reversibile. Riconoscerla e curarla presto significa proteggere non soltanto il sorriso di oggi, ma anche la salute orale dell’adulto di domani.
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