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La classificazione delle acque secondo Marotta e Sica

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Sanihelp.it – Quella di Marotta e Sica del 1933 rappresenta al momento in Italia la classificazione cui è subordinata l’autorizzazione all’utilizzo delle acque. Attualmente è molto sentita la necessità di individuare il particolare effetto terapeutico di ciascuna acqua minerale. La classificazione di Marotta e Sica comprende tre parametri: temperatura, residuo fisso a 180°C e composizione chimica secondo uno schema che divide le acque in classi e sottoclassi.

Nella classificazione i due studiosi tengono conto dell’anione o degli anioni prevalenti, poi del catione. La prevalenza si desume trasformando i milligrammi in milliequivalenti (meg), utilizzando un’apposita tabella. L’attività degli elementi è infatti in relazione alla concentrazione e non alla quantità.

Quando uno ione è presente in quantità superiore a 20 meq/l dà il nome all’acqua. La presenza di diversi ioni prevalenti origina la classificazione di acque pluriioniche (bicarbonato-solfate, solfureo-solfate-salse).

Nell’ambito di questa classificazione particolari elementi possono dare il nome all’acqua anche se presenti in quantità inferiori al 20% meq/l.

Un’acqua può essere:

Solfurea: quando possiede almeno 1 grado solfidrometrico/l.
Radioattiva: quando contiene almeno 1 nC di Radon/l.
• Iodica: quando contiene iodio in quantità ponderalmente determinabile.
• Bromica: quando contiene bromo in quantità ponderalmente determinabile.
• Arsenicale: quando contiene arsenico in quantità ponderalmente determinabile.
Carbonica: quando contiene almeno 300cc di CO2/l.
• Ferrica o ferrosa: quando contiene il catione.

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