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Stress da Covid-19: aumenta il vizio del fumo

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Pubblicato il: 12-05-2020


Stress da Covid-19: aumenta il vizio del fumo © iStock

Sanihelp.it - La pandemia di Covid-19 ha generato un generale aumento del livello di stress nella popolazione, per via delle rigide restrizioni sul distanziamento sociale. Le ripercussioni, mentali e fisiche, di questi provvedimenti si sono rivelate più pesanti per i milioni di fumatori che, per far fronte allo stress, hanno aumentato il consumo di tabacco.

Una ricerca internazionale, commissionata dalla Foundation for a Smoke-Free World e condotta da Nielsen, evidenzia come oltre due terzi degli intervistati ricorrano al tabacco e alla nicotina come mezzo principale per far fronte a stress e ansia. Inoltre, quasi il 40% dei fumatori ha aumentato il consumo di questi prodotti nel periodo preso in analisi (dal 4 al 14 aprile).

Il distanziamento sociale ha avuto un impatto negativo sulla vita quotidiana per il 35% degli intervistati in India, per il 29% in Italia, per il 24% in Sudafrica, per il 39% nel Regno Unito, fino ad arrivare al 43% negli Stati Uniti. Inoltre, le paure più diffuse sono risultate essere legate alla possibilità di ammalarsi, di essere ricoverati in ospedale e alla gestione di stress e ansia. 

Le percentuali quasi raddoppiano se si prendono in analisi gli intervistati che sono risultati positivi al Covid-19 o vivono con qualcuno che ha contratto il virus. Per loro le restrizioni hanno avuto un impatto negativo in molti più casi: in India per il 75%; in Italia per il 56%, in Sudafrica per il 45%; nel Regno Unito per il 68%; negli Stati Uniti per il 76%. Inoltre, l’impatto negativo sulla salute mentale è generalmente più comune tra le donne rispetto agli uomini.

Molti degli intervistati hanno citato nicotina e tabacco come mezzi ricorrenti per far fronte allo stress già prima della pandemia (Stati Uniti, 69%; Regno Unito, 68%; Italia, 48%; Sudafrica, 66%; India, 58%). Di conseguenza, in tanti hanno mantenuto o aumentato il livello di consumo durante questo periodo (Stati Uniti, 57%; Regno Unito, 44%; Italia, 45%; Sudafrica, 64%; India, 74%).

Maggiori tassi di consumo erano più evidenti nei Paesi dove le autorità hanno posto divieti sull’acquisto di tabacco e alcol (India e Sudafrica). Molti consumatori hanno riferito di temere che i negozi avrebbero esaurito i loro prodotti abituali. Questa paura, combinata con l’ansia di non poter uscire di casa, avrebbe spinto in molti casi a fare delle scorte.

Dai dati si evince come la pandemia abbia inciso sulla volontà di smettere di fumare. Molti fumatori hanno preso in considerazione di smettere (Italia, 37%, Sudafrica, 51%; Regno Unito, 37%; Stati Uniti, 41%). Queste percentuali aumentano in maniera decisa nelle case dove qualcuno è risultato positivo al virus. Tuttavia, molti meno hanno effettivamente provato a farlo (Italia, 18%; Sudafrica, 36%; Regno Unito, 21%; Stati Uniti, 27%). La discrepanza tra i propositi di smettere e gli effettivi tentativi evidenzia il bisogno di opzioni più efficaci da mettere a disposizione dei fumatori.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
ricerca condotta online da Nielsen per la Foundation for a Smoke-Free World

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