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Passaporto del guarito: da Pavia un modello per seguire i bambini oltre la malattia

Sanihelp.it – Un documento clinico personalizzato per garantire continuità assistenziale ai giovani guariti da tumori pediatrici. Il progetto nasce dalla collaborazione tra AGAL e il Policlinico San Matteo.


L’80% dei bambini e degli adolescenti colpiti da tumore oggi guarisce. Ma cosa succede dopo le cure? È proprio da questa domanda che nasce il Passaporto del guarito, un progetto presentato il 20 marzo 2026 a Casa Mirabello di Pavia, frutto della collaborazione tra AGAL (Associazione genitori e amici del bambino leucemico) e la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo.

Si tratta di un documento clinico strutturato e personalizzato, che raccoglie la storia terapeutica di ciascun paziente e fornisce indicazioni su controlli, stili di vita e raccomandazioni a lungo termine. L’obiettivo è duplice: tutelare la salute dei guariti nel tempo e raccogliere dati utili alla ricerca sugli effetti a lungo termine delle terapie oncologiche.

Il problema della transizione dall’ospedale al territorio

Come spiega Marco Zecca, direttore dell’Oncoematologia pediatrica del San Matteo, il nodo centrale è la transizione: conclusa la fase ospedaliera, si crea spesso una frattura tra il centro specialistico e la medicina territoriale. La storia clinica rischia di perdersi, e con essa informazioni fondamentali per la prevenzione. Il passaporto serve proprio a costruire un ponte stabile tra ospedale e territorio, offrendo ai medici di base uno strumento concreto per sapere come intervenire anche a distanza di anni.

AGAL ha finanziato il 60% del progetto, contribuendo con 23mila euro destinati all’assunzione di un medico dedicato al rilascio e alla gestione del passaporto presso il San Matteo.

Non solo salute: le difficoltà quotidiane dei guariti


La questione non è esclusivamente clinica. I giovani guariti incontrano spesso ostacoli anche nella vita di tutti i giorni, ad esempio nell’accesso a mutui e polizze assicurative. In questo contesto si inserisce la legge sull’oblio oncologico, che riconosce il diritto a non dichiarare una patologia pregressa dopo un certo periodo. Il passaporto diventa uno strumento complementare, perché certifica in modo chiaro e strutturato un percorso di cura concluso.

Un modello pensato per essere replicabile

Il progetto ha una vocazione nazionale. Come sottolinea Stefano Lucato, vicepresidente di FIAGOP, l’obiettivo è che il modello possa essere adottato anche da altri centri, diventando un riferimento condiviso. Un’esigenza concreta, considerando che il numero dei guariti cresce costantemente grazie ai progressi terapeutici.

Uno strumento per non avere paura

Giulia Panizza, rappresentante di FIAGOP e ABEO Liguria, ha portato la sua esperienza diretta. Ha ricevuto il passaporto a 30 anni e lo descrive come parte attiva di un percorso di responsabilità che non si esaurisce con la fine delle cure. Ha inoltre ricordato il lavoro del comitato di studio dei guariti fondato con FIAGOP, dove sono i ragazzi stessi a portare istanze e a fare cultura su questi temi, e ha citato due casi concreti in cui il monitoraggio previsto dal passaporto ha permesso interventi tempestivi.

Il ruolo di AGAL

AGAL, attiva dal 1982 a Pavia, sostiene le famiglie dei bambini in cura attraverso progetti di accoglienza gratuita (come Casa Mirabello), assistenza e ricerca. Come sottolinea la presidente Clara Baggi, l’impegno dell’associazione non si ferma alla cura ma si estende al dopo, per accompagnare bambini e ragazzi verso una vita adulta serena. Per saperne di più: associazioneagal.org

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