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Come il caldo inteferisce con azione e conservazione dei farmaci

Sanihelp.itLe alte temperature registrate in questa estate 2026 hanno riacceso l’attenzione sulla corretta conservazione dei farmaci. Federfarma Verona in merito ha tenuto a precisare che è necessario seguire sempre le indicazioni del medico e non variare mai autonomamente la terapia prescritta. 


«L’aderenza alla terapia è una delle principali indicazioni fornite dai farmacisti durante l’estate», ricorda Federfarma Verona in una nota citando l’esempio della terapia ipertensiva che, a seconda delle temperature stagionali, può essere modificata solo dallo specialista . Gli antiprtensivi e i diuretic possono favorire disidratazione e riduzione della pressione arteriosa, con rischio di capogiri, vertigini e svenimenti, soprattutto alzandosi rapidamente dalla posizione seduta o sdraiata. I beta-bloccanti possono ridurre la capacità dell’organismo di disperdere il calore, mentre i vasodilatatori possono accentuare l’ipotensione nei soggetti più vulnerabili. La soluzione non è sospendere la terapia, ma controllare la pressione con maggiore frequenza, mantenersi ben idratati e contattare il medico se i valori scendono troppo o compaiono sintomi persistenti.

Per quel che riguarda la conservazione dei medicinali, «se la temperatura di conservazione è indicata nel foglietto illustrativo, non rispettarla può rendere dannosi per la salute alcuni medicinali come antibiotici, farmaci adrenergici (usati nella cura di patologie cardiache, asma, allergie), insulina, analgesici, sedativi, antiepilettici, anticoagulanti. Di contro – prosegue la nota – la panacea non è il frigorifero, perché molti farmaci non tollerano le basse temperature».

Se si evidenzia un’alterazione del farmaco a livello di colore, sapore, consistenza, presenza di particelle solide in sospensione o sul fondo, il paziente si deve allertare e deve portare la confezione in farmacia per un controllo, tenendo però conto che i medicinali si possono deteriorare anche senza presentare alcuna manifestazione esterna. è preferibile l’assunzione delle formulazioni solide rispetto a quelle liquide, come gocce e spray, che sono in genere più sensibili alle alte temperature. E prima di partire con qualsiasi mezzo di trasporto «è bene chiedere consiglio al farmacista sul corretto trasporto perché alcuni farmaci, come quelli per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali ormonali subiscono in modo particolare le variazioni termiche». 

Durante i viaggi, serve usare un contenitore termico e non lasciare mai i medicinali in auto sotto il sole, nemmeno per pochi minuti. «Un consiglio pratico è riporli nella borsa termica anche per il solo tragitto farmacia-casa», suggerisce Gianmarco Padovani, vicepresidente di Federfarma Verona. L’insulina, in particolare, deve essere mantenuta alle temperature indicate, ricorrendo se necessario a contenitori refrigerati specifici.

Diverse classi di farmaci che agiscono sul sistema nervoso possono interferire con la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea, aumentando il rischio di colpo di calore.

Gli anticolinergici possono ostacolare la sudorazione e ridurre lo stato di vigilanza.


Gli antipsicotici possono diminuire la pressione arteriosa e ridurre la capacità del paziente di adottare comportamenti protettivi nei confronti del caldo.

Gli antidepressivi possono ridurre la sudorazione e interferire con la termoregolazione centrale. Anche gli antistaminici possono ridurre la sudorazione e abbassare la pressione, mentre gli ansiolitici possono provocare vertigini, diminuire la gittata cardiaca, influenzare il raffreddamento dell’organismo e aggravare alcuni sintomi respiratori. Gli antiepilettici,  invece, possono aumentare lo stato confusionale e ridurre la vigilanza. I farmaci utilizzati contro nausea, vomito, disturbi gastrointestinali e incontinenza possono causare squilibri idroelettrolitici.

Per chi assume questi farmaci, le precauzioni in estate sono particolarmente importanti: limitare l’attività fisica nelle ore più calde, bere regolarmente anche senza sete, rinfrescare frequentemente polsi, collo e viso.

Alcuni farmaci reagiscono ai raggi ultravioletti provocando reazioni cutanee anche gravi. I fluorochinoloni, antibiotici ad ampio spettro, e il ketoprofene, un antinfiammatorio molto usato, possono causare eritemi intensi, ustioni e macchie cutanee difficili da eliminare se il paziente si espone al sole durante il trattamento.

La precauzione da seguire: evitare l’esposizione diretta al sole e le lampade abbronzanti durante la terapia e nei due o tre giorni successivi alla sua conclusione, applicando protezione solare ad alto fattore anche per le normali attività quotidiane.

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