Sanihelp.it – Lo stomaco è un organo dell’apparato digerente che riceve gli alimenti introdotti attraverso la bocca, li riduce in piccoli pezzi e li passa nell’intestino dove la digestione prosegue con l’assorbimento dei nutrienti presenti nel cibo. Il tumore dello stomaco è il sesto per frequenza tra gli uomini e il quinto nelle donne, ma negli ultimi tempi si è osservata una riduzione del numero di nuovi casi e un aumento della sopravvivenza. Ad oggi, non sappiamo cosa determini la trasformazione delle cellule normali dello stomaco in cellule tumorali, fattori di rischio sono l’età, le cattive abitudini alimentari, l’infezione da Helycobacter pylori, un batterio che vive nello stomaco e che per alcuni è innocuo, in altri può causare gastrite che con il tempo può originare un tumore, fumo, familiarità. Ogni anno oltre 14mila italiani ricevono una diagnosi di tumore allo stomaco, di solito non in fase iniziale.
Secondo i risultati dello studio di fase 3 Matterhorn seguire una chemioterapia associata a immunoterapia con il farmaco durvalumab di AstraZeneca, prima dell’intervento, riduce il rischio di progressione della malattia, di recidiva e di morte del 29%. Lo studio ha evidenziato che il trattamento perioperatorio con durvalumab in combinazione con chemioterapia standard FLOT (fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e docetaxel) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da eventi rispetto alla sola chemioterapia.
«La chirurgia rappresenta il trattamento principale ad intento curativo nei pazienti con tumore dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea in stadio non metastatico –spiega Lorenzo Fornaro, Oncologo dell’Unità di Oncologia Medica 2, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana – l’elevato tasso di recidive loco-regionali o a distanza dopo il trattamento chirurgico esclusivo ha portato a sviluppare un approccio multimodale nella malattia operabile, basato sull’impiego della chemioterapia perioperatoria con il regime FLOT, che attualmente rappresenta lo schema di riferimento in questo setting. Nello studio Matterhorn l’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab al regime chemioterapico FLOT, prima e dopo la chirurgia, aveva già evidenziato un aumento significativo del tasso di risposta rispetto a solo FLOT. È la prima volta che, grazie all’immunoterapia, vengono ottenuti questi benefici nella malattia operabile. Sulla base dei dati di Matterhorn, questo nuovo approccio terapeutico dovrebbe diventare il nuovo standard di cura in questo setting».



