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Le persone che sembrano tranquille di solito fanno una di queste due cose

Sanihelp.it – Si ammira quel collega di lavoro che non perde mai la calma, nemmeno di fronte alle situazioni più stressanti? Probabilmente, questo collaboratore dal volto impassibile può ricorrere a due strategie per ottenere questo risultato. E non si equivalgono affatto…


Per lo psicologo americano James J. Gross, celebre per i suoi lavori sulla regolazione emotiva, gli individui dall’apparenza calma gestiscono le proprie emozioni o grazie alla rivalutazione cognitiva, oppure facendo ricorso alla soppressione espressiva.

Mentre il primo metodo consiste nel modificare a monte la propria percezione di una situazione per trasformare ciò che si prova prima che il sentimento si radichi, il secondo equivale a nascondere le manifestazioni esteriori di un interno in ebollizione. Così, benché il volto della persona sembri neutro, dentro sta andando in pezzi.

Due strategie alla prova della scienza

Nel 2003, James Gross e lo psicologo americano Oliver John hanno pubblicato un articolo sul Journal of Personality and Social Psychology descrivendo i risultati di cinque studi sull’argomento. In questo lavoro, gli autori suggeriscono che gli individui che ricorrono alla rivalutazione esprimono più emozioni positive rispetto a coloro che reprimono i propri sentimenti. La prima tecnica è inoltre associata a migliori relazioni sociali e a un benessere psicologico più elevato. La seconda sembra invece legata a un funzionamento interpersonale meno favorevole e a un benessere inferiore.

Inoltre, la rivalutazione ha il vantaggio indiscutibile di poter essere insegnata, praticata e perfezionata. Non si tratta di positivismo a tutti i costi né di minimizzare o negare il problema, ma di trovare un modo meno allarmante di interpretare una situazione a priori spiacevole.

Concretamente, potrebbe illustrarsi nel modo seguente: si invia un messaggio a qualcuno che non risponde. Quindi si potrebbe pensare che quella persona lo sta facendo di proposito perché é arrabbiato, generando così ansia, rabbia o tristezza. La rivalutazione cognitiva, invece, vi spingerà a pensare: “Non so perché non risponde, forse è impegnata o non ha visto il mio messaggio”. L’emozione negativa si attenuerà allora da sola.

Al contrario, sforzarsi di mantenere un volto calmo quando si sta implodendo ha un costo. In un altro studio del 1993, James Gross e lo psicologo Robert W. Levinson hanno chiesto ai partecipanti di reprimere le proprie reazioni davanti a un film sconvolgente. A posteriori, questi ultimi ricordavano meno bene il film. Mantenere una maschera a tutti i costi assorbe dunque un’energia che potrebbe essere impiegata nella comprensione degli eventi.


Inoltre, reprimere le proprie emozioni modifica l’attività fisiologica degli individui. Se da un lato ciò riduce il ritmo cardiaco, dall’altro aumenta la frequenza di ammiccamento e alcuni indicatori di attivazione del sistema nervoso simpatico. Nascondere un’emozione può quindi accompagnarsi a un’attivazione fisiologica particolare.

Cosa concluderne?

Significa forse che bisognerebbe essere un libro aperto in ogni momento? Certamente no: la società ci impone di mantenere una maschera in momenti come una riunione di lavoro o una trattativa, e farlo in modo occasionale non ha nulla di negativo. Al contrario, erigere la dissimulazione a riflesso predefinito non ha nulla di sano.

Rivalutare per mantenere la calma sembra un’opzione più equilibrata. Per riuscirci, prendete l’abitudine di fermarvi prima di reagire, considerate tutte le opzioni possibili di fronte a una situazione scomoda e praticate la respirazione guidata quando sentite il panico salire. Inspirate per 4 secondi, trattenete il respiro per 7 secondi ed espirate per 8 secondi. Ripetete per un minuto.

Quando lo stress sopraggiunge, anche la tecnica dell’ancoraggio può essere d’aiuto. Si può ad esempio mordere un limone, immergere le mani nell’acqua concentrandovi sulla temperatura e sulla sensazione sui palmi e sulle dita, tenere in mano un cubetto di ghiaccio e osservare cosa provoca, inalare un odore forte, afferrare un oggetto che vi piace e annotarne le caratteristiche, la forma, il tatto, la consistenza…

Alcune situazioni richiedono tuttavia di provare pienamente le proprie emozioni o di agire in modo reattivo piuttosto che in due tempi. Per superare un lutto o un trauma, bisogna prima passare attraverso la tristezza e la rabbia, e in caso di pericolo immediato lo stress è una risorsa e non un freno. Ancora una volta, tutto dipende dal contesto in cui ci si trova.

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