Sanihelp.it – Una ricerca dell’università di Liverpool ha analizzato le diverse tossine presenti negli oggetti di uso quotidiano come i prodotti cartacei, in plastica e alimentari. La conclusione è stata che questi oggetti potrebbero avere effetti negativi sui nascituri.
L’équipe ha condotto una meta-analisi su banche dati biomediche nel tentativo di spiegare l’attuale tasso di tumori. I test effettuati sugli inquinanti ambientali, quali le organoclorine, hanno fornito risultati inconcludenti, ma l’équipe ha analizzato gli elementi emersi dagli studi accostandoli a test animali e in-vitro. «Per quanto gli adulti in salute non siano a rischio, sembrerebbe che il feto in via di sviluppo, i neonati, i bambini e i ragazzi lo siano”, sostiene la relazione dell’équipe, pubblicata nell’ultimo numero del “Journal of Nutritional and Environmental Medicine».
I ricercatori ritengono che un grado di predisposizione genetica, unito ad inquinanti ambientali comuni, prepari il terreno per lo sviluppo del tumore negli esseri umani. La relazione afferma che sono i membri più vulnerabili della società (il feto in via di sviluppo, il bambino e l’adolescente nell’età dello sviluppo e le persone predisposte geneticamente) che rischiano di sviluppare un tumore in seguito all’esposizione involontaria a contaminanti ambientali.



