HomeSalute BenessereSaluteSuicidio, su cosa è importante riflettere

Suicidio, su cosa è importante riflettere

Sanihelp.it -Il 10 settembre si celebra la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. L’obiettivo più importante di questa iniziativa sostenuta dall’International Association for Suicide Prevention(IASP), co-sponsorizzata dal World Health Organization (WHO), è di aumentare la consapevolezza nella comunità scientifica e nella popolazione generale che il suicidio è un fenomeno drammatico che può essere prevenuto.


Secondo l’OMS ogni anno nel Mondo il suicidio è tra le prime 20 principali cause di morte per le persone di tutte le età e la terza causa di morte tra i ragazzi di 15-19 anni. Per il triennio 2024-2026 la ricorrenza sarà dedicata al tema “Cambiare la narrazione sul suicidio”. L’obiettivo è abbattere il silenzio e lo stigma per creare un ambiente accogliente per le persone a rischio, alzare le soglie di protezione e prevenzione e abbattere pregiudizi e falsi miti. Ne parla la dottoressa Beatrice Casoni, Psichiatra presso Poliambulatorio Medico Odontoiatrico Erresse di  Ferrara.
 
I falsi miti da sfatare 
 
Uno dei principali ostacoli alla prevenzione è la diffusione di falsi miti che contribuiscono a isolare chi soffre:
 
«Chi parla di suicidio non lo fa mai»
 
Al contrario parlare di suicidio può essere un grido d’aiuto. La maggior parte delle persone che muore per suicidio ha manifestato in qualche modo la propria sofferenza quindi è sempre opportuno non sottovalutare chi ne parla. Tuttavia è comprensibile che possa essere difficile, in particolare per chi non ha una formazione idonea, individuare questo tipo di sofferenza. Anche il timore e il rifiuto che un’azione così cruenta venga presa in considerazione da qualcuno che ci è caro può indurci a difenderci e portarci a non voler sentire o non voler vedere la sofferenza di chi amiamo.
 
«Chi vuole suicidarsi lo fa senza preavviso»
 
In realtà, spesso ci sono segnali e comportamenti che, se riconosciuti per tempo, possono offrire l’opportunità di intervenire. Sicuramente l’impulsività gioca un ruolo ma prestare attenzione a segnali di allarme come umore molto basso e pensieri pessimistici, sensazione di perdita di speranza per il futuro o sentimenti di colpa può essere importante per intervenire prima che venga messo in atto il gesto suicidario.
 
“Parlare di suicidio istiga al suicidio”
 
Non è vero, anzi affrontare il tema in modo rispettoso e professionale può aiutare a rompere il silenzio, ridurre lo stigma e offrire un canale di ascolto. Far sentire a chi è in difficoltà che può aprirsi senza il timore di essere giudicato o considerato “pazzo” può aiutare ad abbassare il livello di angoscia e trovare uno spazio per affrontare la sofferenza provando sollievo.
 
Quali sono i fattori di rischio 
 
Il suicidio è un fenomeno complesso, influenzato da molteplici fattori:
 
  • psicologici: depressione, disturbi d’ansia, disturbi di personalità, dipendenze.
  • biologici: squilibri neurochimici, storia familiare di suicidio o disturbi mentali.
  • sociali: isolamento, bullismo, discriminazione, difficoltà economiche o lavorative.
  • eventi traumatici: lutti, abusi, malattie croniche o invalidanti.
 
Quali sono i segnali di pericolo 
 
Riconoscere i segnali può salvare una vita. Alcuni campanelli d’allarme includono:
 
  • cambiamenti improvvisi dell’umore o del comportamento, in particolare in senso depressivo con  espressioni di disperazione, senso di colpa o inutilità. Attenzione va riservata anche ad espressioni di rassegnazione e sentimenti di perdita di significato o scopo personale
  • importante non sottovalutare anche il ritiro dalle relazioni sociali e dalle attività quotidiane così come messa in ordine dei propri affari personali o la donazione di oggetti cari.
Esplorare l’ideazione suicidaria
 
Parlare di suicidio non è semplice, ma può fare la differenza. Ecco cosa si può fare:
  • ascoltare senza giudicare offrendo uno spazio sicuro, dove la persona si senta accolta e compresa.
  • chiedere direttamente, con delicatezza ma chiarezza: “Hai mai pensato di farti del male?” “Hai mai pensato di farla finita?”, “Hai pensieri legati al suicidio?”.
Porre queste domande non aumenta il rischio, ma mostra che si è pronti ad ascoltare.
 
Se si ha il dubbio che qualcuno che conosciamo possa avere in mente di tentare il suicidio o comunque stia male e possa scivolare nell’ideazione suicidaria è fondamentale non minimizzare limitandosi a dire che andrà tutto bene ma è necessario chiedere aiuto ad un professionista psichiatra o psicoterapeuta che ha le competenze utili per valutare il rischio reale, esplorando la frequenza dei pensieri, la presenza di un piano, i mezzi per attuarlo.
 
Quanto conta l’ascolto 
Il suicidio non è inevitabile: interventi tempestivi, relazioni di supporto, accesso a cure adeguate e riduzione dello stigma sono strumenti potenti di prevenzione. Ogni gesto di ascolto, ogni parola giusta, può essere una luce nel buio per chi sta attraversando un momento difficile.
 
 
 
 
Video Salute

Ultime news

Gallery

Lo sapevate che...