HomeMamma e bambinoStress da PMA, il supporto emotivo sostiene la coppia

Stress da PMA, il supporto emotivo sostiene la coppia

Sanihelp.it -In Italia, il ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è un fenomeno in costante e significativa crescita, eppure il dibattito pubblico trascura spesso il supporto emotivo necessario per affrontare un percorso così lungo e complesso.


Secondo i dati più recenti del Ministero della Salute, nel 2023 sono state trattate quasi 90.000 coppie per un totale di quasi 113.000 cicli di trattamento, portando alla nascita di oltre 17.000 bambini, e sono sempre di più i pazienti che scelgono di integrare le cure mediche con un sostegno emotivo.

Stando alle stime di Next Fertility ProCrea, punto di riferimento nella medicina riproduttiva a livello internazionale, circa il 35% dei pazienti, con una partecipazione maschile in costante aumento e un’età media di 32-33 anni, si avvale oggi del servizio di counseling. Questo supporto si rivela prezioso non solo per il benessere dei partner, ma anche per il successo clinico del percorso, poiché riduce concretamente il rischio di abbandono dei trattamenti offrendo la stabilità necessaria per affrontare ogni fase della terapia.

Il carico emotivo più difficile da gestire è spesso dato dall’impatto sulla vita di coppia: secondo un recente studio, un potenziale rischio per chi si affaccia alla PMA è quello di trasformare l’intimità di coppia in un compito meccanico, togliendo un elemento di spontaneità alla relazione.

Studi recenti  documentano come l’infertilità e i percorsi di PMA  possano avere un effetto sull’indice di benessere sessuale femminile: una ricerca del 2025 evidenzia, ad esempio, come nelle donne in trattamento la sessualità venga spesso associata prevalentemente alla finalità procreativa (72,9% delle intervistate), comportando una riduzione nel punteggio di benessere sessuale rispetto al gruppo di controllo fertile.

“In Next Fertility ProCrea abbiamo scelto da tempo di integrare il counseling all’interno del percorso clinico, proponendolo a tutte le coppie che si affacciano alla PMA. La medicina riproduttiva tocca dimensioni profonde dell’identità personale e della relazione di coppia: riconoscerlo significa offrire una medicina riproduttiva più attenta, capace di prendersi cura non solo del risultato clinico ma anche delle persone che lo cercano.” spiega la dottoressa Marina Bellavia, Direttrice Sanitaria e Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione presso Next Fertility ProCrea

Le paure che emergono durante il percorso di PMA


 Uno dei nodi principali con cui i pazienti si scontrano è un profondo senso di fallimento, che va a colpire direttamente l’identità personale. A questo si aggiunge la paura di perdere il controllo all’interno di un iter clinico fatto di lunghe attese, in cui le decisioni non sono sempre nelle proprie mani. Il quadro diventa particolarmente delicato quando la diagnosi di infertilità riguarda uno solo dei due partner. In questi casi, il problema non deve essere vissuto come individuale, ma come una sfida che la coppia sta attraversando insieme. Se non si distingue chiaramente tra responsabilità clinica e “colpa”, si rischia di innescare una dinamica di frustrazione e impotenza che, se non riconosciuta e gestita, può creare una grave distanza emotiva, portando ad allontanamenti o alla rottura della relazione.

Ritrovare la dimensione del piacere e della complicità oltre la finalità procreativa

 Un aspetto troppo spesso taciuto dei percorsi di PMA, eppure fondamentale, è la trasformazione della sessualità, che rischia di diventare un mero compito meccanico legato a tempi e indicazioni mediche. Questa “funzionalizzazione” dell’intimità porta a una perdita di spontaneità che può pesare gravemente sulla coppia. Per superare questa fase è essenziale che i partner comprendano che non è un difetto della loro relazione, ma una conseguenza fisiologica dell’iter terapeutico e delle sue intrusioni nella sfera privata. L’obiettivo del supporto emotivo è quindi aiutare le coppie a riportare l’attenzione su un’intimità non finalizzata alla procreazione, riscoprendo il valore del contatto, della tenerezza e della vicinanza emotiva. Proteggere la dimensione di coppia “oltre” il percorso medico è fondamentale, poiché è proprio in quello spazio di libertà che può rifiorire il piacere.

I cinque consigli della counselor

 Monica Trabalza, counselor professionista specializzata in procreazione medicalmente assistita (PMA) e supporto perinatale in Next Fertility ProCrea, suggerisce cinque strategie concrete per affrontare emotivamente il percorso di PMA:

  1. Darsi il permesso di sentire ogni emozione, accettando che il percorso non è lineare e che non si può pretendere di essere sempre forti
  2. Non restare da soli: trovare uno spazio di ascolto autentico e privo di giudizio, che sia con il partner o in un percorso di counseling, permette di sentirsi accolti e ritrovare stabilità
  3. Definire confini chiari e imparare a proteggersi dai commenti esterni con un semplice “preferisco non parlarne” è un modo importante per prendersi cura di sé
  4. Restare ancorati al momento presente, sforzarsi di stare sull'”oggi” aiuta la mente a non lasciarsi travolgere dal peso delle attese o dai timori per il futuro
  5. Non mettere la propria vita in pausa. È essenziale continuare a cercare piccoli spazi di benessere quotidiano che ricordino ai pazienti che la loro identità e la loro esistenza sono molto più vaste del percorso medico che stanno affrontando.

“Il percorso di PMA riguarda anche l’identità personale e le dinamiche di coppia e spesso trasforma l’intimità in una pratica meccanica. A questo carico emotivo, si aggiunge la pressione del confronto con il mondo rappresentato sui social media. Assistere continuamente a gravidanze e famiglie quasi perfette può amplificare il dolore e il senso di inadeguatezza. Il punto è che i social mostrano quasi sempre il risultato, non il percorso, creando una distorsione per cui agli altri sembra tutto facile. Per questo diventa essenziale sapersi tutelare: prendersi pause dai social e silenziare i contenuti dolorosi non è evitare la realtà, ma prendersi cura di sé” dichiara Trabalza. “Avere uno spazio di counseling in cui poter portare queste emozioni senza sentirsi giudicati può fare la differenza. Imparare a darsi il permesso di sentire la fatica, porre confini chiari con l’esterno e non mettere in pausa la propria vita sono passi fondamentali. Il punto, in fondo, non è evitare la crisi, ma non viverla da soli dentro la relazione.”

 

Video Salute

Ultime news

Gallery

Lo sapevate che...